Neonato morto al largo di Lampedusa, Save the Children: «Non è fatalità»

Urgente, per l’organizzazione, l’attivazione di un sistema di ricerca e soccorso congiunto nel Mediterraneo. Nel 2023 arrivati in Italia oltre 11.600 minori soli

Save the Children interviene all’indomani della morte del piccolo di 5 mesi annegato dopo essere caduto in acqua poco distante dal porto di Lampedusa. «L’ultima innocente vittima del Mediterraneo», lo definiscono, parlando dell’«ennesima tragedia» che però «non può essere considerata una fatalità, ma richiama ancora una volta l’urgenza di un’assunzione di responsabilità europea e nazionale, a partire dalla messa in campo di un sistema strutturato di ricerca e soccorso coordinato nel Mediterraneo. L’Ue e gli Stati membri – proseguono – hanno l’obbligo di cooperare e coordinarsi per soccorrere le persone in difficoltà nel Mediterraneo, ai propri confini, agendo nel rispetto dei principi del diritto internazionale».

A Lampedusa sono giornate difficili, queste, a motivo dell’incremento degli afflussi. I dati parziali parlano di un numero compreso tra le 6 e le 7mila persone, tra hotspot e molo Favaloro. I team di Save the Children, presenti sull’isola insieme a Unicef, continuano ad operare a sostegno dei più vulnerabili, come i minori non accompagnati, le donne sole e le famiglie con i bambini. «Nel 2023, secondo gli ultimi dati del ministero dell’Interno, sono arrivati sulle nostre coste oltre 11.600 minori soli, poco più del 9 per cento del totale degli arrivi – ricorda Raffaela Milano, direttrice dei Programmi Italia-Europa dell’organizzazione -. Ad allarmare dunque non è tanto il loro numero, seppure in crescita, che necessiterebbe di un sistema di accoglienza strutturato e distribuito sull’intero territorio nazionale, quanto il fatto che vi siano tra i minori soli in arrivo molti bambini e bambine, in qualche caso addirittura di 3-4 anni». Soprattutto dalla Tunisia, riferisce, «si rileva che, nelle fasi concitate della partenza, alcuni minori sono separati dalle famiglie oppure affidati a conoscenti durante la traversata per farli arrivare dall’altra parte del Mediterraneo, dove c’è già un familiare, con tutti i rischi ulteriori che questo comporta».

Proprio per questo, «è necessario potenziare il sistema di protezione per fare in modo che tutti i minori che giungono da soli, a partire da quelli più vulnerabili, siano immediatamente presi in carico e accolti in centri dedicati, scongiurando ogni rischio di tratta e sfruttamento», sono le parole di Milano. Ancora, «è necessario che tutti i Paesi europei cooperino nel soccorso e nell’accoglienza di tutti coloro che fuggono da guerre, violenza, povertà estrema e che il Parlamento e il Consiglio europeo mettano al centro delle negoziazioni sul Patto Asilo e migrazione la protezione e rispetto dei diritti dei minori, a partire dalla velocizzazione e dalla semplificazione dei ricongiungimenti familiari, dal rafforzamento delle vie legali per ottenere protezione in Europa e dalla previsione di meccanismi obbligatori di relocation». Si tratta di strategie necessarie «affinché i minori possano avere accesso a sistemi di accoglienza e di tutela adeguati senza dover mettere a rischio la propria vita o diventare esposti ai rischi di tratta e di sfruttamento nel tentativo di raggiungere l’Europa o nei movimenti secondari all’interno dello spazio europeo, che spesso vedono proprio i minorenni più esposti ai rischi di tratta e di sfruttamento».

Per quanto riguarda l’Italia, «Save the Children rinnova l’appello alle istituzioni affinché si ampli la rete di accoglienza per i minori stranieri, a partire dalla attivazione di centri di prima accoglienza in tutte le Regioni e dall’ampliamento della accoglienza diffusa nella rete Sai dei Comuni, in modo da assicurare, secondo quanto stabilito dalla legge 47/17, un percorso di accoglienza e di inclusione sociale adeguato alle effettive esigenze e vulnerabilità», conclude la responsabile dei Programmi Italia-Europa.

14 settembre 2023