“Noi non ci saremo”, la voce di Daolio a 28 anni dalla morte

Omaggio all’indimenticabile leader dei Nomadi, che incisero la canzone nel 1966. La genesi del brano raccontata da Guccini

«C’è un artista che avrei voluto ci fosse, per la nostra storia comune: Augusto Daolio per “Noi non ci saremo”». A parlare è Francesco Guccini in una recente intervista a proposito di “Note di Viaggio – capitolo 2: non vi succederà niente”, secondo volume della raccolta delle sue più belle canzoni, prodotte e arrangiate da Mauro Pagani e interpretate da grandi voci della musica italiana. Un lavoro discografico che Guccini chiude cantando “Migranti” con i suoi storici Musici e che lui stesso presenterà nei prossimi giorni con Pagani in un esclusivo evento online.

Ma in questo disco manca appunto “Noi non ci saremo”. Canzone che racconta la rinascita della vita dopo una guerra nucleare, minaccia molto avvertita negli anni ’60 del secolo scorso. Manca in “Note di viaggio 2” perché non c’è più la voce che per anni l’ha cantata con grande passione: Augusto Daolio, l’indimenticabile leader dei Nomadi. Proprio due settimane fa ricorreva il 28° anniversario della sua morte, avvenuta a Novellara (Reggio Emilia) il 7 ottobre 1992.

La genesi di questa canzone risale al 1964. In quell’anno, «a Modena, si stavano dando da fare Dodo Veroli e Corrado Bacchelli, due vecchi amici incaricati dalla Emi di curare un promettente gruppo di Novellara, i Nomadi, che aveva già inciso “Come potete giudicar” – si legge nel libro “Stagioni”, che racchiude i testi di tutte le canzoni di Guccini fino all’album omonimo -. Dodo mi chiese se avessi qualche brano pronto. Io gli feci ascoltare “Noi non ci saremo”, che gli piacque subito moltissimo e che i Nomadi incisero a firma Pontiack-Verona» (altri due compositori dell’epoca, visto che Guccini non era ancora iscritto alla Siae). «Anche “Auschwitz” – racconta Guccini – era stata incisa dall’Equipe 84 a firma Lunero-Vandelli. Non mi preoccupai affatto di firmare con il mio nome, non mi interessava. Mi fidai di Vandelli e dell’Equipe, e feci malissimo; mi fidai anche dei Nomadi, che mi trattarono in maniera decisamente diversa. Il nostro rapporto sarebbe continuato nel tempo in modo molto stretto, tanto che ancora oggi vengono identificati con alcune mie canzoni» (basti pensare a “Dio è morto”, la prima firmata da Guccini come autore, che non manca mai nei concerti del gruppo guidato da Beppe Carletti).

“Noi non ci saremo” viene incisa dai Nomadi nel 1966 e lascia il segno. Tanto da spingere, molti anni dopo, perfino una band nata in Piemonte per il tributo ai Nomadi a chiamarsi con questo nome. “Noi non ci saremo” viene riproposta da Guccini nel 1967 nel suo primo album, “Folk beat n.1”. Qualche settimana dopo l’uscita, nella sua prima apparizione televisiva a un programma condotto da Caterina Caselli e Giorgio Gaber, rivela di esserne l’autore.

20 ottobre 2020