Omicidio Willy, Azione cattolica: «Siamo le nostre mani»

La riflessione di Luisa Alfarano, Michele Tridente e don Gianluca Zurra, rispettivamente vicepresidenti e assistente nazionali dei Giovani di Ac

«L’episodio che ha portato alla morte di Willy, giovane che, nel suo percorso di crescita, ha incontrato il cammino associativo di Azione cattolica, è questione di mani: le sue, che cercano di salvare, di rappacificare, di risolvere un litigio, e altre, che afferrano e tolgono la vita». Luisa Alfarano, Michele Tridente e don Gianluca Zurra, rispettivamente vicepresidenti e assistente nazionali dei Giovani di Azione cattolica, intervengono all’indomani dell’uccisione a calci e pugni di Willy Monteiro, aggredito nella notte tra sabato 5 e domenica 6 settembre dopo che era intervenuto per  sedare una rissa. «Ci sono mani che accarezzano, sollevano, difendono, abbracciano, sostengono – scrivono in una nota online sul sito dell’associazione -. Ci sono mani che strattonano, giudicano, discriminano, violentano, uccidono. Noi siamo le nostre mani: meno si abituano ad aprirsi e a stringere altre mani e più si chiudono a riccio, moltiplicando disumanità e violenza».

L’educazione, osservano i responsabili del settore Giovani di Ac, «si gioca nei gesti più comuni, quelli che troppo spesso riteniamo periferici, secondari, come le movenze delle nostre mani, che possono invece salvare o uccidere. Educare – riflettono – è riabilitare le mani a riconoscere la dignità dell’altro, la ricchezza della sua differenza; significa allenarle a una forza che non sta nell’arroganza ma nel coraggio di prendersi cura dell’altro». E citano Gesù che «guarisce la mano inaridita di un uomo, rimettendolo al centro, poiché spesso la violenza e la chiusura nascondono una grande mancanza di affetto, di vicinanza, di comprensione». O ancora, l’episodio in cui il Risorto «riabilita la mano di Tommaso a mettere il dito nelle ferite della crocifissione, perché l’apostolo possa sentire sulla sua pelle quanto l’amore sia più grande di ogni gesto di morte».

Proprio per questo, «sarebbe un fallimento non lasciarsi toccare dalla morte di Willy! Mettiamo anche noi le mani nel dramma terribile che è accaduto – è l’esortazione -, chiedendoci con onestà se abbiamo il coraggio di denunciare a viso aperto, al di là di ogni colore politico, quei piccoli continui atteggiamenti quotidiani che incitano all’odio, alla discriminazione, alla sottomissione, come se tutto questo fosse tremendamente normale! Domandiamoci – proseguono – se le nostre comunità sono davvero luoghi in cui imparare la saggezza dell’abbraccio e non covi solitari in cui cresce l’abitudine all’aggressione e al risentimento!».

Nella rissa avvenuta a Colleferro «c’erano tante mani, tutte uguali, tutte umane, eppure così diverse», evidenziano ancora i responsabili dei Giovani di Ac. «La differenza sta in ciò che ha indotto Willy a riattraversare la strada, per andare in soccorso all’amico in difficoltà. Ciascuno chiamerà questa spinta in modo diverso ma è proprio questa differenza umana (così divina!) che è necessario innescare, animare, dischiudere negli anfratti più difficili e delicati delle giovani generazioni. Lo dobbiamo a Willy – rimarcano -, alla sua famiglia, a cui cerchiamo di essere vicini, come una mano che abbraccia e sostiene. Lo dobbiamo ai giovani che verranno, perché abbiano il coraggio di mani che sappiano curare, generare vita, anche quando tutto questo può dare fastidio, fino a pagare di persona. Noi – concludono – siamo le nostre mani, in bene o in male, nella speranza che anche chi le ha usate per uccidere possa, un giorno, ritornare sui propri passi, o meglio sui passi di Willy, per riattraversare quella medesima strada. Questa volta, però, come ha fatto lui».

9 settembre 2020