Onu: allerta carestia a Gaza e non solo

Sono 18 i “punti caldi” della fame individuati nel rapporto sull’insicurezza alimentare, che chiede «un’azione umanitaria urgente per salvare vite» e i mezzi di sussistenza

Gaza, ma anche Sudan, Haiti, Mali e Sud Sudan e tanti altri. Sono 18, in tutto, i “punti caldi” della fame individuati nel rapporto di allerta precoce delle Nazioni Unite pubblicato ieri, 5 giugno. Punti che comprendono un totale di 17 Paesi e un gruppo regionale di quattro Paesi (Malawi, Mozambico, Zambia e Zimbabwe colpiti dalla siccità) nei quali l’insicurezza alimentare acuta è destinata ad aumentare in ampiezza e gravità. Non solo: il rapporto mette in guardia anche contro l’impatto persistente di El Niño e l’incombente minaccia de La Niña, che rischia di portare ulteriori estremi climatici che potrebbero sconvolgere vite e mezzi di sussistenza.

Hunger Hotspots. Fao-Wfp early warnings on acute food insecurity” (“I punti caldi della fame. Allerte precoci Fao-Wfp sull’insicurezza alimentare acuta”): questo il titolo del report, secondo cui il 2023 segnerà probabilmente il primo anno dal 2010 in cui i finanziamenti umanitari sono diminuiti rispetto all’anno precedente, anche se ha visto il secondo livello di finanziamento più alto mai registrato per l’assistenza umanitaria. Si chiede dunque «un’azione umanitaria urgente per salvare vite umane e i mezzi di sussistenza e prevenire la fame e la morte in 18 punti caldi dove è forte il rischio che la fame acuta peggiorerà nel periodo giugno-ottobre 2024».

La stima delle Nazioni Unite è che il conflitto in corso in Palestina «aggravi ulteriormente i livelli già catastrofici di fame acuta, con fame e morte già in atto, insieme al bilancio senza precedenti di vittime, alla distruzione diffusa e allo sfollamento di quasi tutta la popolazione della Striscia di Gaza». A metà marzo 2024, si prevedeva che la carestia sarebbe arrivata entro la fine di maggio nei due governatorati settentrionali della Striscia di Gaza, a meno che le ostilità non fossero finite, non fosse stato garantito il pieno accesso alle agenzie umanitarie e non fossero stati ripristinati i servizi essenziali. Ora si prevede che oltre un milione di persone – vale a dire metà della popolazione di Gaza – dovranno affrontare la morte e la fame (Fase 5 dell’Ipc) entro la metà di luglio. Il rapporto mette in guardia anche dalle ramificazioni regionali più ampie della crisi, che rischiano di esacerbare i già elevati bisogni di sicurezza alimentare in Libano e in Siria.

Conflitti e sfollamenti continuano a un ritmo e portata allarmanti anche in Sudan, mentre incombe la stagione di magra. Ad Haiti, Paese nella morsa di una prolungata crisi economica, la violenza legata a gruppi armati non statali ha perturbato le forniture alimentari e costretto oltre 362mila persone a fuggire dalle proprie case e ad abbandonare i propri mezzi di sussistenza, compresi i terreni agricoli. «I livelli critici di insicurezza alimentare e malnutrizione rischiano di peggiorare ulteriormente – avverte il rapporto -, con il rischio che riemergano condizioni catastrofiche, soprattutto nelle aree in cui l’accesso umanitario è limitato a causa della violenza delle bande». In Mali è probabile che i livelli già critici e catastrofici di insicurezza alimentare acuta aumentino ulteriormente, a causa principalmente di un’intensificazione del conflitto e aggravati dal ritiro completo della Missione di stabilizzazione integrata multidimensionale delle Nazioni Unite in Mali.

Per quanto riguarda il Sud Sudan, si prevede che il numero di persone che rischiano la fame e la morte quasi raddoppierà tra aprile e luglio 2024, rispetto allo stesso periodo del 2023. Le scarse scorte alimentari interne e il forte deprezzamento della valuta stanno facendo salire i prezzi dei prodotti alimentari, aggravati da probabili inondazioni e ondate ricorrenti di conflitti subnazionali. Un previsto ulteriore aumento dei rimpatriati e dei rifugiati dal Sudan potrebbe aumentare l’insicurezza alimentare acuta sia tra i nuovi arrivati che tra le comunità ospitanti.

6 giugno 2024