Padre Ladiana ai preti romani: «La mafia è il nemico»

Il superiore dei Gesuiti di Reggio Calabria, alla presentazione del libro “Anche se tutti, io no”, mette in guardia i romani: «Nessuno spazio al crimine»

Il superiore dei Gesuiti di Reggio Calabria, alla presentazione del libro “Anche se tutti, io no”, mette in guardia i romani: «Nessuno spazio al crimine»

In quelle pagine c’è chi – come Giuseppe Pignatone, procuratore capo di Roma – ha provato a contare quante volte ritorna la parola “libertà”: una ventina, forse, o anche più: «Perché la sua negazione è per Giovanni la più grande delle ingiustizie». Il magistrato, in questi mesi alle prese con l’inchiesta “Mafia Capitale”, ha accettato l’invito di presentare, insieme al superiore dei gesuiti d’Italia padre Gianfranco Materazzo, il libro autobiografico di padre Giovanni Ladiana, “Anche se tutti io no. La Chiesa e l’impegno per la giustizia”. Edito da Laterza e presentato il 24 marzo alla Pontificia Università Gregoriana di Roma, il libro ripercorre il cammino umano e spirituale del Superiore dei gesuiti di Reggio Calabria che lotta contro la criminalità organizzata o, meglio, contro la mentalità che la supporta, la tollera o che, addirittura, fa finta di non vederla.

Barba bianca e spirito combattivo, Giovanni – come preferisce essere chiamato, senza appellativi e titoli – ha sul volto il piglio della dignità che non si piega a ricatti e nel cuore – quel cuore raro che i cardiologi hanno individuato, in seguito ad un infarto, come “cuore orizzontale” – l’amore per il Cristo. Intimidito, minacciato, il religioso ha speso l’intera esistenza per rendere prassi di vita la missione affidata da Paolo VI ai gesuiti: «Stare negli incroci della storia, ove vivono i crocifissi d’oggi».

Nel volume, il sacerdote – che in Ignazio da Loyola, in padre Arrupe ed Etty Hillesum ha i suoi modelli di riferimento – racconta la scelta di entrare nella Compagnia di Gesù, del dolore e della sofferenza dei malati, dei diseredati, dei rifugiati e, più in generale, dei più deboli. Non dimentica l’esperienza fatta nel rione Scampia di Napoli, al Librino di Catania, i terremotati dell’Irpinia e i villaggi messicani. Denuncia la distanza di una Chiesa che a volte si allontana, come non smette di ripetere Papa Francesco, dall’essenzialità del Vangelo. E racconta anche del movimento di cittadini “Reggio Non Tace”, nato nel 2010 per combattere la ‘ndrangheta e che tuttavia «non è l’ennesima associazione antimafia». La sua forza risiede nell’essere costituita da molte persone della più diversa provenienza. «Mi ha arricchito sperimentare che non è necessario essere cattolici: perché è umano lottare contro la ‘ndrangheta, e io sono cristiano se sono uomo».

Certo, i timori non mancano. «Solo gli sciocchi non hanno paura», commenta Pignatone mentre pensa anche ai pm antimafia che lavorano nella Capitale. «A Reggio il cerchio si è chiuso – spiega Ladiana -. La mafia ha occupato tutti gli spazi. Non permettete che a Roma accada lo stesso. E lo dico anche ai preti che vedo qui: non girate la testa dall’altra parte. La mafia è il nemico». Con amarezza riconosce che forse si morirà senza vedere la fine della criminalità mafiosa ma è necessario comunque continuare. «Non si lotta, infatti, contro la ‘ndrangheta perché si vince, lo si fa perché si deve».

In ultimo, Giovanni fa un’ammissione che può, solo in apparenza, lasciare stupiti: «Per quanto incredibile appaia, oggi devo dire che mi ha aiutato più la ’ndrangheta che tanti anni di formazione religiosa. Certo, il metodo ignaziano della “contemplazione visiva” mi ha facilitato a entrare nei panni del Gesù della passione: per esempio imparando, dall’inutilità del suo consegnarsi in cibo a dodici amici pronti a voltargli le spalle, a dare la comunione a chi dovrebbe esserti vicino e, pur sapendoti minacciato, finge di non capire». Ecco, «la ‘ndrangheta mi ha costretto a penetrare nella Coscienza di Gesù che sperimenta l’”inutilità” del suo amore, ma s’è fatto “mangiare” anche da Giuda pur sapendo che cosa lui aveva in animo, per dargli un’altra possibilità».

«È arrivato il tempo – conclude Ladiana – di stabilire tutti, credenti e non credenti, da che parte stare», prendendo sul serio la propria Coscienza – e qui Giovanni vuole che si scriva con la maiuscola -, convinto che, comunque, «non si può attendere che si sia tutti, prima di prendere decisioni».

 

25 marzo 2015