Padre Pierre, sacerdote maronita ucciso in Libano. Il dolore del Papa

Morto nel bombardamento che ha colpito l’area di Qlayaa, nel sud del Paese, «mentre rimaneva saldo nella sua terra e accanto alla gente della sua città». Leone: «Profondo dolore per tutte le vittime». Zuppi: «Il suo esempio, seme di amore e riconciliazione»

Ha perso la vita nel bombardamento che ha colpito l’area di Qlayaa–Marjeyoun, nel Libano meridionale, padre Pierre Al-Rahi, parroco a Qlayaa e cappellano regionale di Caritas Libano. La notizia è arrivata ieri pomeriggio, 9 marzo, proprio dall’organismo pastorale: è morto «mentre rimaneva saldo nella sua terra e accanto alla gente della sua città», si legge nel testo. Secondo le ricostruzioni offerte ai media vaticani da padre Toufic Bou Merhi, francescano della Custodia di Terra Santa, parroco dei latini a Tiro e Deirmima, padre Pierre è rimasto ferito in un attacco dopo essere intervenuto per soccorrere un parrocchiano ferito in un precedente raid nella zona tra le montagne del sud del Paese. Trasferito in ospedale, è deceduto «quasi sulla porta dell’ospedale», ha riferito il francescano. Altre 4 persone, stando ai media locali, sono rimaste ferite e sono state trasportate all’ospedale di Marjayoun. Dopo la prima esplosione infatti – è la testimonianza del sindaco del villaggio riportata dai giornali locali – diversi abitanti si sono recati sul posto per soccorrere i feriti; un secondo colpo è esploso mentre si cercava di evacuare le persone, aggravando il bilancio delle vittime e dei feriti.

Concorde il racconto di padre Toufic: un primo attacco «aveva colpito una casa nella zona della sua parrocchia, in montagna, ferendo uno dei parrocchiani. Padre Pierre è andato di corsa con altre decine di giovani a soccorrere il parrocchiano: è allora che c’è stato un altro attacco, un altro bombardamento sulla stessa casa. Il parroco è rimasto ferito». Il sacerdote, 50 anni, era «veramente il sostegno dei cristiani nella zona», commenta il francescano. Era conosciuto nella zona per il suo servizio pastorale e per l’impegno sociale con la Caritas. Ora, sono ancora le parole di padre Toufic, «è il momento del dolore per l’intera comunità cattolica. Stanno piangendo per la tragedia e al contempo hanno molta paura. Finora la gente non ha voluto lasciare le proprie case nei villaggi cristiani, invece in questa situazione tutto si è capovolto. Lasciare casa vuol dire andare a vivere per strada o cercare di affittare un’altra abitazione, ma la gente non ce la fa, anche per la situazione economica che già viveva il Paese».

«Papa Leone XIV esprime profondo dolore per tutte le vittime dei bombardamenti di questi giorni in Medio Oriente, per i tanti innocenti, tra cui molti bambini, e per chi prestava loro soccorso, come padre Pierre El-Rahi, sacerdote maronita ucciso a Qlayaa». La Sala stampa della Santa Sede è intervenuta immediatamente sulla notizia della morte del sacerdote, riferendo che il pontefice «segue con preoccupazione quanto avviene e prega perché cessi al più presto ogni ostilità». Anche il presidente della Cei il cardinale Matteo Zuppi ha scritto al patriarca maronita Béchara Boutros Raï esprimendo «il profondo cordoglio e la vicinanza della Chiesa in Italia» per una morte causata dalla «violenza cinica e insensata di un conflitto che sparge sangue e distruzione». Nelle sue parole, «grande tristezza» per la notizia, ma anche la consapevolezza che l’esempio di padre Pierre, «il suo martirio, è seme di amore e riconciliazione in un tempo di odio e divisione, segno di fraternità lì dove prevale la logica del più forte». Per questo, ha aggiunto, «rinnoviamo il nostro impegno a rafforzare i vincoli di solidarietà e prossimità che già uniscono le nostre Chiese».

Il presidente dei vescovi italiani ha sottolineato, riferendosi al Medio Oriente e a « tutti gli angoli della terra deturpati dalla devastazione e dalla morte», che «la guerra non è la risposta e non è mai la soluzione, è una sconfitta per tutti. Per questo, uniamo la nostra voce a quella di Papa Leone XIV che ha chiesto che “cessi il fragore delle bombe, tacciano le armi, e si apra uno spazio di dialogo, nel quale si possa sentire la voce dei popoli”». Raccogliendo quindi il grido che arriva dalle tante persone che vivono sulla propria pelle il dramma del conflitto, «che non può e non deve lasciarci indifferenti», venerdì prossimo, 13 marzo, Giornata di preghiera e digiuno promossa dalla Cei, «ricorderemo padre Pierre e tutte le comunità cristiane perché, nello scenario buio dell’odio e della violenza, continuino a essere luce di unione, amore e fraternità. Insieme pregheremo – sono ancora le parole di Zuppi – perché si avvii “presto un cammino di pace stabile e duratura” e perché “le vittime dei bombardamenti, i profughi, i feriti e le famiglie nel lutto trovino conforto nella solidarietà della comunità cristiana e nella speranza che viene da Dio”».

10 marzo 2026