Palmieri: da don Santoro un «annuncio di fratellanza»

La veglia di preghiera ai Santi Fabiano e Venanzio alla vigilia dell’anniversario dell’uccisione. La sorella Maddalena: «La vicinanza agli altri per lui era la vera essenza della Chiesa, fatta di pietre vive»

Una veglia di preghiera in una delle “sue” parrocchie ha aperto il trittico di celebrazioni romane per ricordare il sacrificio di don Andrea Santoro, il sacerdote del clero romano assassinato il 5 febbraio del 2006 a Trabzon, in Turchia (a cui è dedicato anche l’approfondimento della nostra rubrica Ritratti romani). Nella parrocchia dei Santi Fabiano e Venanzio, dove don Andrea fu parroco dal 1994 al 2000, è stata celebrata ieri sera, 4 febbraio, proprio alla vigilia dell’anniversario della morte, una veglia presieduta dal vescovo Gianpiero Palmieri, ausiliare per il settore Est. Oggi alle 19 è prevista una celebrazione a Santa Croce in Gerusalemme con l’arcivescovo Paglia e sabato 9 alle 15.30 un incontro con don Faraghini nella parrocchia Gesù di Nazareth.

«Don Andrea ha lasciato una grande eredità – ha affermato il presule nell’omelia -, un annuncio di fratellanza vissuto soprattutto in Medio Oriente». Durante la veglia sono stati letti cinque testi tratti dalle Lettere dalla Turchia di don Santoro. Palmieri, citando gli scritti del sacerdote, ha accostato la sua opera al brano del Vangelo nel quale si narra la moltiplicazione dei pani e dei pesci. «Dio ha dato nelle mani di don Andrea il dono di riuscire a diffondere la Parola, proprio per moltiplicarla e farla arrivare a tutti. Don Santoro – ha detto – ha anche raccolto le storie di unità e dialogo tra cristiani e musulmani». E proprio dalle sue raccolte epistolari arriva un grande insegnamento: la fratellanza, l’accoglienza e il servizio verso il prossimo, «che portano alla vicinanza e alla pace nonostante le differenze».

«La vicinanza agli altri era per lui la vera essenza della Chiesa, fatta di pietre vive», racconta Maddalena Santoro, sorella di don Andrea, impegnata a valorizzare la sua eredità spirituale. «Amava la gente – spiega – e faceva di tutto per non perderne il contatto, nonostante fosse consapevole delle difficoltà di diffondere la Parola, soprattutto ai giovani distratti dalle cose del mondo». Un’azione, quella di don Santoro, ispirata inoltre da un’attenzione particolare per la preghiera, «che non mancava mai nella sua quotidianità». Il diacono permanente della parrocchia Danilo Cartacci ricorda commosso la sua vicinanza con il sacerdote, fin dal 1994: «Mi è stato accanto in momenti di grande sofferenza ma anche di estrema gioia, come quando ha celebrato il mio matrimonio. Quando arrivò la notizia della sua morte si celebrava la Giornata per la vita e stentavamo a crederci, anche se in fondo sapevamo che poteva accadere». Un rischio che, afferma Cartacci, «non gli ha mai impedito di continuare la sua opera: era disposto a donare la vita per gli altri».

La figura di don Santoro è stata fondamentale non solo per quanto fatto in Turchia e per il dialogo con quelle terre – è stato infatti fondatore dell’associazione “Finestra per il Medio Oriente” – ma anche per i giovani della parrocchia. «Quando è andato via – racconta Sofia, parrocchiana di 31 anni -il distacco è stato molto forte, ma ha sempre rappresentato una guida». Lei, come molti altri presenti alla veglia, ribadisce l’importanza degli insegnamenti del sacerdote anche dopo la sua morte. «Don Andrea ci ricorda che non si può essere cristiani senza l’accoglienza e senza mettere in pratica la fratellanza». (Salvatore Tropea)

5 febbraio 2019