Paolo Branca: «I musulmani spieghino meglio l’Islam»

Per  il docente di islamistica all’Università Cattolica, «è scontato» che la «maggioranza dei musulmani sia costituita da brave persone». Manca la capacità di far emergere con chiarezza un messaggio di pace

«I musulmani in Europa e in Italia stanno condannando l’attentato di Parigi, ma non è sufficiente»: per Paolo Branca, islamista dell’Università Cattolica, le comunità islamiche devono fare un passo in più. «Non si tratta solo di prendere le distanze o di dimostrare che la stragrande maggioranza dei musulmani sia costituita da brave persone pacifiche – sottolinea -. Direi che questo è scontato. Devono invece cambiare modo di raccontare la propria fede. Devono iniziare a spiegare e argomentare, anche dal punto di vista teologico, perché l’islam è pacifico. Altrimenti quel che prevale è sempre l’interpretazione terroristica di pochi invasati». Secondo lo studioso, quel che manca nel mondo islamico, in particolare quello arabo, è questa capacità di far emergere con chiarezza un messaggio di pace. «Ogni religione deve fare i conti con la modernizzazione – aggiunge -. E così anche l’Islam deve saper trovare una risposta nuova a molte sfide, come per esempio il ruolo dell’individuo, la libertà di espressione, la distinzione tra fede e politica, l’approccio ai testi sacri e la loro interpretazione. Non basta più dire, io non c’entro nulla con i violenti. Bisogna saper lanciare un messaggio nuovo. Anche perché le prime vittime del terrorismo islamico sono gli stessi musulmani, sia dal punto di vista numerico che simbolico. Migliaia di persone vengono uccise in Medio Oriente e molte sono musulmane».

Paolo Branca sul sito dell’arcidiocesi di Milano, di cui è il rappresentante nei rapporti con le comunità islamiche della città, definisce l’attentato a Parigi come «il nostro 11 settembre». E sottolinea il rischio che passi «un messaggio devastante, che è nichilista: sono le religioni che dovrebbero essere eliminate per un mondo più pacifico. Mentre è vero esattamente il contrario: le religioni hanno perduto o rischiano di perdere quella funzione anche etica e spirituale che hanno avuto per secoli e quindi sono facilmente o strumentalizzabili o banalizzabili fino a questi estremi».

Il docente della Cattolica invita inoltre a creare un dialogo di vicinato con i musulmani che ogni milanese conosce. «Credo che si debba fare molto con i musulmani della strada, i vicini di casa. Sono 100mila nell’area milanese, in maggioranza non fanno parte di gruppi organizzati, di sigle, di etichette e a volte vengono anche nei nostri oratori, frequentano le nostre scuole, ormai hanno la seconda e terza generazione con i quali si è investito un po’ poco. Ci sono stati molti incontri al vertice di pseudo-rappresentanti che si legittimano a vicenda. Mi pare che i tempi siano maturi per una svolta che faccia maturare il dialogo vero, che è quello tra le persone della vita quotidiana. Tutto il resto ha la sua importanza, ma incide molto relativamente».

12 gennaio 2015