Parco di Centocelle: un polmone verde circondato (ancora) dagli autodemolitori

Il piano presentato dal Campidoglio non soddisfa i cittadini. Le associazioni del territorio pronte a fare fronte comune. Il ricordo del maxi incendio del 2022

Non basta piantare alberi, aprire varchi di ingresso e attrezzare il parco archeologico di Centocelle. Serve fare di più. Per meglio dire, occorrerebbe risolvere altri problemi prima di tracciare il futuro del polmone verde di Roma est, che per molti residenti è una terra dei fuochi romana. Non solo perché ogni tanto qualcuno brucia rifiuti, ma soprattutto perché il ricordo del maxi incendio di un anno fa non è per nulla svanito. Anzi, è più vivo che mai. Da 12 mesi i cittadini aspettano risposte dal Comune. Chiedono prevenzione affinché non si consumi un nuovo rogo sotto il sole cocente di una delle estati più calde mai attraversate. E soprattutto aspettano che gli autodemolitori che costeggiano viale Palmiro Togliatti (e che contribuirono al propagarsi delle fiamme divampate nel parco un anno fa) vengano spostati in un sito più idoneo allo svolgimento della loro attività, rispetto a un’area sottoposta a vincoli paesaggistici, archeologici e naturalistici.

Il 17 luglio scorso, in occasione della presentazione del progetto di riqualificazione del parco, i residenti si aspettavano novità. Speravano, ad esempio, che si discutesse della mancanza di un presidio dei vigili del fuoco oppure dell’opportunità di dotarsi di idranti necessari per contrastare eventuali nuovi incendi. «Sugli incendi non c’è stata risposta: non è stato detto niente sul fronte della prevenzione», commenta don Stefano Cascio, parroco di San Bonaventura da Bagnoregio. E infatti, mentre le carcasse delle auto continuano a dimorare negli spazi di alcuni autodemolitori che non hanno provveduto alla bonifica ordinata dal Comune, il progetto di riqualificazione del parco presentato ai cittadini non risolve alcuna criticità.

Sabrina Alfonsi, assessore all’Ambiente e al ciclo dei rifiuti del Campidoglio, ha descritto il piano come «un progetto unitario che si fa carico delle complessità legate alla evoluzione storica del sito e alle problematiche emerse nelle esperienze precedenti, in una logica di pianificazione diretta al breve, al medio e al lungo periodo, mirata al recupero e alla valorizzazione di un sito di grande importanza per questo settore urbano e per l’intera città di Roma». Il masterplan illustrato il 17 luglio insieme all’architetto Paolo Pineschi (progettista e direttore dei lavori) prevede di piantare 500 nuovi alberi a partire dal prossimo autunno, di realizzare un’area ludica attrezzata per i bambini, impianti sportivi e dedicati al tempo libero e di creare un sistema di percorsi e di accessi al parco di Centocelle «nella prospettiva di ricollegare il parco alla città e ai contesti dei diversi quartieri», si legge nel comunicato stampa diramato dal Comune con i dettagli del piano.

«In realtà non sono riusciti a presentare bene le cose, perché c’era tanta rabbia sia da parte della popolazione che degli autodemolitori», racconta don Stefano spiegando che «hanno voluto presentare questo masterplan senza prima risolvere il problema». È una posizione comune tra i residenti delle zone adiacenti al parco. «Bisognerebbe stabilire quali sono le priorità in questa situazione e la delocalizzazione degli autodemolitori è una priorità», denuncia Urio Ciri, referente del comitato di quartiere e presidente della Comunità per il parco pubblico di Centocelle. Non si tratta di demonizzare gli sfasciacarrozze ma di concludere il percorso di delocalizzazione che ciclicamente torna nel dibattito romano. Anche loro vorrebbero avere certezze. Sino ad ora, infatti, c’è stata solo un’interlocuzione con la Regione Lazio sulla possibilità di spostare gli autodemolitori nell’ex campo “La Barbuta”. L’ipotesi, tuttavia, non è esente da problemi visto il vincolo archeologico a cui la zona è stata sottoposta nel 1998 e i disagi che l’insediamento di una zona industriale causerebbe a ridosso di Ciampino.

Per don Stefano, «la cosa positiva è che questa situazione ci ha unito con gli autodemolitori, mentre sino ad ora ognuno conduceva la sua battaglia». A settembre, anticipa, il Forum delle associazioni incontrerà gli autodemolitori per definire una posizione comune con cui presentarsi uniti davanti al Comune, in attesa che il Campidoglio dia seguito alla promesse di un tavolo permanente tra Comune, municipio e associazioni che non è mai stato istituito. «È necessario dare alla cittadinanza uno spazio di confronto perché in molti non hanno avuto modo di esternare le proprie considerazioni sul progetto», avanza Urio Cini. Per lui l’incontro del 17 luglio è stato «molto deludente», nonostante le intenzioni «sembrino ottime». Il punto è che non basta più parlare di intenzioni. Occorre, invece, disegnare il futuro del parco insieme a chi quel parco lo vive e ne conosce pregi e difetti. I cittadini chiedono un cronoprogramma preciso del progetto di riqualificazione. «Ci piacerebbe- aggiunge Ciri – che venisse messo l’accento sull’apertura di un varco sulla Togliatti, dove più che altrove c’è bisogno di riqualificazione». Lì, a distanza di un anno dall’incendio, adesso è riposta una ghirlanda. “Il parco di Centocelle riposa in pace”, c’è scritto.

26 luglio 2023