«La buona coscienza non è la pace di Cristo». Lo ha ribadito con forza l’arcivescovo di Parigi Michel Aupetit, presiedendo ieri sera, 21 maggio, l’11ª veglia di preghiera per la vita che, celebrata nella chiesa di Saint-Sulpice, su invito di tutti i vescovi dell’Île-de-France. Il tema “Nella prova: scegliere la vita”. Un incontro di preghiera che si è svolto nel giorno in cui è arrivata la notizia che la Corte di appello di Parigi ha accolto il ricorso dei genitori di Vincent Lambert e ordinato quindi ai medici la ripresa dei trattamenti (alimentazione e idratazione) che mantengono in vita l’uomo, in stato di minima coscienza e al centro di una battaglia legale.

In 2mila persone hanno riempito la navata della chiesa di Saint-Sulpice. A loro l’arcivescovo ha ribadito che «spesso uno giustifica le sue cattive azioni con buoni sentimenti. Si sopprime una vita perché così non soffre; ci si divorzia, per il bene dei bambini; impediamo ai bambini con sindrome di Down di vivere perché sarebbero inevitabilmente infelici. No, davvero, la buona coscienza non è la pace di Cristo». La vita, ha continuato Aupetit, «è una lotta, sempre e inevitabilmente. È questa lotta che ci rivela chi siamo. Tutto dipende dalle armi che usiamo. Ci sono armi che uccidono, feriscono, umiliano, disprezzano. E, poi, c’è l’unica arma che Cristo ci ha dato: l’amore. Sì, è l’amore che ci dà la pace di Cristo, la pace profonda, inalterabile nonostante le prove. È l’arma più difficile da gestire. Solo Gesù ci insegna come usarla. Ci ha dato l’esempio: donarsi fino alla fine».

Molte le testimonianze presentate nel corso della veglia: esperienze di vittime di incidenti e di gravi malattie. Inevitabile anche il ricordo della «lezione che Jean Vanier ci ha lasciato». Per l’arcivescovo di Parigi, «ci sono solo due modi per guardare alla dignità umana: nella esistenza stessa della persona che, in ogni caso, merita di essere amata, o nella sua perfezione fisica e psichica solo in base alla quale una persona può essere accettata nella società e avere così il permesso di vivere. Dio – ha ricordato il presule – si è fatto vulnerabile per mostrarci che l’amore si rivela solo di fronte alla vulnerabilità, alla povertà, alla fragilità».

22 maggio 2019