“Per essere felici” secondo Marina Rei

Intervista alla cantautrice romana che celebra i 25 anni di carriera con un nuovo album di inediti, in uscita nei prossimi mesi

«Nei momenti difficili la musica è sempre stata la mia salvezza. Una compagna che mi abbraccia e mi sorregge. Un’amica con cui sfogarmi per liberarmi da rabbia e delusioni. La compagna con cui sognare e volare. Oggi, più che mai, ho bisogno di sperare e di resistere. Ci stiamo provando tutti. E io continuo a modo mio»: così si legge in uno degli ultimi post su Instagram nel profilo di Marina Rei, cantautrice, polistrumentista e produttrice (con la sua etichetta “Perenne”), che quest’anno celebra i 25 anni dall’uscita dell’omonimo album “Marina Rei”, che la fece conoscere al pubblico. Romana, figlia di musicisti (madre violista e padre batterista) Marina Restuccia, in arte Marina Rei, dedica proprio al padre la foto che accompagna il sopracitato post, riferendosi al brano “Comunque tu”, singolo fresco di pubblicazione (il 15 aprile) che, nelle parole dell’artista, si presenta come «una dichiarazione d’amore e di ammirazione contrapposta al sofferto e necessario distacco da una importante figura paterna». Musica come salvezza dunque, sia in tempi di emergenza sanitaria, sia per indagare i conflitti familiari. Il brano segue la pubblicazione del primo estratto dal nuovo imminente disco: la title track “Per essere felici”, atteso in uscita nei prossimi mesi. La raggiungiamo telefonicamente mentre, naturalmente, è a casa, e partiamo proprio dal potere della musica.

Che ruolo ha la musica per essere felici?
In questo momento viviamo tutti in una bolla, ognuno cerca di costruirsi il suo spazio dentro casa e, in generale, la musica per quanto mi riguarda è sempre stata una fonte di salvezza e fonte di vita. È un linguaggio che mi appartiene, è quello che conosco meglio. I miei genitori, i miei nonni, erano tutti musicisti. La considero la mia fonte di ricchezza a cui posso aggrapparmi quando ne ho bisogno.

Ne hai parlato anche nel tuo ultimo post su Instagram. Quanto ti aiuta in questo periodo e quanto lo ha fatto nel rapporto con tuo padre?
Non era una cosa voluta, lascio sempre che le parole arrivino quando sono pronte. Ogni disco è diverso e ogni volta il momento di introspezione a cui è legato è diverso. Prendo sempre spunto dalla mia vita ma con l’intenzione di attraversare anche quelle degli altri. Così anche nel caso del brano “Comunque tu”, penso che in tanti si possano immedesimare, soprattutto noi figlie femmine. L’amore filiale è fatto di reciprocità, fiducia, ammirazione, ma anche contrasto e necessita di distaccarsi dalle figure genitoriali, di creare una propria personalità. Lo vedo anche con mio figlio che ormai ha 18 anni.

Da “Marina Rei” ad oggi il tuo percorso ci ha mostrato varie sfumature del tuo talento di cantautrice, polistrumentista, produttrice. Tu come ti vedi oggi?
Questo disco mi rappresenta molto, più degli altri, che non rinnego, sia chiaro, ma arriva dopo più di 5 anni dall’ultimo perché mi serviva tempo per avere la certezza di essere pronta per presentare quella che sono oggi. Per questo mi dispiace molto non solo aver rimandato ma anche non poter ancora programmarne l’uscita. La gente a casa in questo periodo sta davanti alla tv, cerca notizie per capire cosa accadrà e questo spiega il calo degli streaming musicali. Quindi è dura per noi. Non sono un tipo che va tanto in tv, per me promuovere un disco significa andarlo a suonare live e invece è tutto fermo.

Molti colleghi si stanno esibendo in streaming, pensi possa essere una chiave per risolvere lo stop forzato dei concerti, magari su delle piattaforme a pagamento?
Non ho questa ansia da prestazione e non amo le dirette live, ne ho fatte due ma non sui miei profili, per due cause cui mi hanno inviato: una raccolta fondi per gli ospedali di Brescia e una contro la violenza sulle donne. Io a un concerto devo sentire l’empatia con il pubblico. Non si possono sterilizzare anche le emozioni! Speriamo quindi che non sia questa la prospettiva, sarebbe troppo asettico. Spero che si risolva tutto, che arrivi un vaccino, anche se fosse in autunno o per la prossima primavera, ma che non servano distanze sociali.

Tu vivi a Roma, cosa vedi in questi giorni dal tuo balcone?
Vivo a Roma nord, ho un terrazzo, da me sono un po’ timidi ma meglio una canzone stonata ma sincera che una cosa forzata tanto per mostrarsi. La cosa più emozionante cui ho assistito è stato l’applauso per i medici. Non lo dimenticherò.

17 aprile 2019