«Preoccupazione» dei vescovi messicani per le misure migratorie Usa

La nota della Pastorale della mobilità umana della Conferenza episcopale: «Sì al diritto di gestire i propri confini ma non deve essere un pretesto per limitare i diritti umani»

Le azioni in termini di politica migratoria che il governo Usa sta attuando destano la «preoccupazione» della Pastorale della mobilità umana (Depmh) della Conferenza episcopale messicana (Cem). «Riconosciamo il diritto di tutti i Paesi di gestire e amministrare i propri confini – si legge nella nota che portala firma di José Guadalupe Torres Campos, vescovo di Ciudad Juárez e responsabile della Pastorale della mobilità umana dell’episcopato -, ma questo non deve essere un pretesto per limitare il diritto delle persone a chiedere asilo e protezione internazionale».

Nel dettaglio, le nuove politiche sull’immigrazione annunciate dal governo americano la scorsa settimana «lasciano alla discrezione degli agenti dell’immigrazione statunitense la possibilità di esprimere il desiderio di richiedere asilo, in modo che, senza ulteriori formalità, senza un giusto processo e senza uno studio esaustivo della situazione particolare di ogni persona, siano consentite deportazioni arbitrarie senza la garanzia di richiedere asilo – denunciano i vescovi messicani -. In aggiunta a quanto sopra, il governo messicano continua a ricevere persone deportate dagli Stati Uniti, il che pone i migranti e i rifugiati in una situazione di vulnerabilità, poiché non esistono circostanze o condizioni che garantiscano il rispetto dell’esercizio dei loro diritti umani. Il confine tra Messico e Stati Uniti continua a essere un luogo di dolore, sofferenza e pericolo per i migranti e per le persone che necessitano di protezione internazionale».

Nelle parole di Torres Campos, «riteniamo che le sfide nell’attenzione ai migranti e ai rifugiati non debbano essere guidate da pressioni elettorali o politiche, e che la gestione delle frontiere debba garantire una migrazione ordinata, sicura e regolare, e non debba servire da pretesto per la militarizzazione e per comportamenti arbitrari contro le persone nel contesto della mobilità». Di qui la richiesta ai governi di Messico e Stati Uniti di «mettere al primo posto i diritti umani dei migranti e delle persone bisognose di protezione internazionale, rispettando il principio di non respingimento per i richiedenti asilo, l’unità familiare e il rispetto della loro dignità, guidati dalla Parola di Dio, che ci ricorda che siamo tutti migranti».

12 giugno 2024