Quando l’«intelligenza della fede» incontra la fantasia

Alla Lateranense teologi e matematici a confronto su scienza e fantascienza. Il teologo Sabetta: «Potter declinazione del mistero della Redenzione»

Alla Lateranense teologi e matematici a confronto su scienza e fantascienza. Il teologo Sabetta: «Harry Potter declinazione del mistero della Redenzione»

Cos’hanno in comune i testi biblici e la letteratura fantasy? La domanda sembrerebbe irriverente se non fosse che a chiederselo sono stati teologi e matematici nel corso di un dibattito pubblico («La teologia tra scienza e fantascienza. Da Guerre Stellari a Harry Potter») tenutosi il 15 aprile alla Pontificia Università Lateranense che, in collaborazione con il Servizio Nazionale della Cei per il Progetto Culturale, se ne è fatta promotrice attraverso l’area di ricerca interdisciplinare Sefir (Scienza e fede, sull’interpretazione del reale) diretta da Giandomenico Boffi. «La Teologia non è fantascienza ma rigorosa disciplina scientifica – spiega Boffi, che è anche ordinario di Algebra e direttore del Laboratorio di Scienze matematiche all’Università degli Studi Internazionali di Roma -. Eppure, come ogni scienza, ha bisogno di fantasia non essendo sufficiente la sola logica. Nel caso della matematica, ad esempio, l’enunciato del teorema va prima immaginato e solo successivamente va dimostrato».

La teologia, in fondo, «è intelligenza della fede – chiarisce Giuseppe Lorizio, ordinario di Teologia fondamentale – e nell’intelligenza entra anche l’immaginazione. A ciò si aggiunga che il tema del simbolico e della narrazione rivolta al futuro è già presente nella biblica Apocalisse». E come nella fantascienza, anche nel racconto apocalittico «si fa strada in un momento preciso: dinanzi, cioè, alle speranze di salvezza disattese e alle profezie mancate». A chi si chiede se allora c’è una rivalutazione della magia da parte del cristianesimo, Lorizio risponde con un esempio: «Il magico viene condannato solo perché diventa mercato. Simon Mago non è additato perché è mago ma perché vende la magia. Al contrario, nella favola di Cenerentola viene detto che “il coraggio e la gentilezza possono operare magie”». Dunque valori monetari contro valori morali.

Il gesuita Michael Fuss, che all’Università Gregoriana tiene corsi su buddhismo e culti new age, offre una carrellata di “religioni” presenti oggi nella fantascienza il cui successo, spiega, si deve al suo essere «orientata al romanticismo, sapendo offrire un immaginario caldo nel momento in cui l’uomo si trova nel freddo dell’inospitalità dello spazio». Nella discussione non poteva non finire anche il geniale maghetto creato da J. K. Rowling, Harry Potter, protagonista di una serie editoriale in sette volumi che in soli 10 anni, dal 1997 al 2007, ha venduto circa 450 milioni di copie. «La vicenda di Harry Potter è una declinazione semplice del mistero della Redenzione», spiega Antonio Sabetta, ordinario di Teologia fondamentale e preside dell’Istituto superiore di Scienze religiose Ecclesia Mater. «Nei libri, a parte due citazioni bibliche poste nel settimo, non ci sono riferimenti espliciti al cristianesimo. Eppure è molto interessante leggere in chiave cristiana le tematiche che attraversano la saga, prime fra tutte quella della lotta tra bene e male». Chiarisce: «C’è una dimensione buona e cattiva in ogni uomo che è chiamato ogni giorno a scegliere tra ciò che è giusto e ciò che è facile».

Compito arduo ma Rowling sa mostrare la grandezza dell’amore, «che è abbracciare liberamente la possibilità della morte». Harry accetta infatti di andare incontro al suo destino (“Devo morire perché tutto finisca”) «ed è qui il tratto più “cristiano” della serie, cioè l’idea che la vittoria sul male richieda il coraggio di una vita che prende su di sé il peso e le conseguenze di ogni decisione». In questo sacrificio accettato avviene un cambiamento che è poi l’inizio d’ogni nuova storia. «Hegel – conclude Sabetta – nelle sue “Lezioni sulla filosofia della religione” definisce la morte di Cristo la “morte della morte”, la negazione della negazione», e dunque l’affermazione della vita.

16 aprile 2015