Querida Amazonia: i “sogni” del Papa

Presentata l’esortazione apostolica post-sinodale, frutto dell’assemblea speciale del Sinodo dei vescovi dell’ottobre 2019. «Questa terra è anche nostra»

Documenti delle Conferenze episcopali dei Paesi amazzonici ma anche poesie e brani di autori legati all’Amazzonia. L’esortazione apostolica post-sinodale Querida Amazonia, presentata questa mattina, 12 febbraio, risuona di spunti e riferimenti ma soprattutto risuona dell’eco che il Sinodo speciale dei vescovi per la regione panamazzonica, celebrato nell’ottobre 2019, ha lasciato nel Papa. È lui stesso a sottolinearlo, precisando che l’esortazione apostolica non intende né sostituire né ripetere il Documento finale e auspicando, anzi, che tutta la Chiesa si lasci «arricchire e interpellare» da esso e che la Chiesa dell’Amazzonia si impegni nella sua applicazione.

querida amazonia papa«L’amata Amazzonia si mostra di fronte al mondo con tutto il suo splendore, il suo dramma, il suo mistero», scrive Francesco, formulando quattro «grandi sogni» per questa regioni, la cui sorte deve preoccupare tutti perché questa terra è anche «nostra». Il primo è un «sogno sociale»: quella dei poveri, ammonisce il Papa, sia «la voce più potente» sull’Amazzonia, a fronte di quelle operazioni economiche che alimentano devastazione, uccisioni, corruzione e che meritano il nome di «ingiustizia e crimine». La globalizzazione, prosegue ricordando Giovanni Paolo II, non deve diventare nuovo colonialismo: i poveri, è l’esortazione, siano ascoltati sul futuro dell’Amazzonia. Servono «reti di solidarietà e di sviluppo» ma soprattutto serve l’impegno di tutti, a cominciare dai leader politici.

Il secondo è un «sogno culturale», basato sulla tutela del «poliedro amazzonico». Citando Laudato si’ e Christus vivit, Francesco in Querida Amazonia sottolinea che la «visione consumistica dell’essere umano» tende a «rendere omogenee le culture» e questo impatta soprattutto sui giovani. A loro, il Papa chiede di «farsi carico delle radici», di «recuperare la memoria ferita». No quindi a un indigenismo chiuso: serve l’incontro interculturale. In qualsiasi progetto per l’Amazzonia però, avverte, «è necessario assumere la prospettiva dei diritti dei popoli», che «difficilmente potranno conservarsi indenni» se l’ambiente in cui sono nati e si sono sviluppati si deteriora.

Incendi e deforestazione in AmazzoniaAncora, il Papa presenta un «sogno ecologico», capace di unire cura dell’ambiente e cura delle persone. Curarsi dei fratelli come il Signore si cura di noi, ribadisce, «è la prima ecologia di cui abbiamo bisogno». Quindi cita Pablo Neruda e altri poeti locali per riportare l’attenzione sul «sogno fatto di acqua», legato alla forza e alla bellezza del Rio delle Amazzoni, e rinnova l’invito a uno sviluppo sostenibile, all’interno di un «sistema normativo con limiti inviolabili», contro ogni«internazionalizzazione» dell’Amazzonia. Ascoltando i popoli originari, sottolinea ancora il pontefice, possiamo trovare qui «un luogo teologico, uno spazio dove Dio si manifesta e chiama i suoi figli».

Il quarto sogno di Francesco è il «sogno ecclesiale». Il Papa invita a «sviluppare una Chiesa dal volto amazzonico» attraverso un «grande annuncio missionario», che è «indispensabile in Amazzonia». Non basta portare un messaggio sociale: questi popoli hanno «diritto all’annuncio del Vangelo», altrimenti «ogni struttura ecclesiale diventerà una ong». L’invito allora è a una rinnovata inculturazione del Vangelo nella regione amazzonica, per la quale Francesco indica anche alcune vie. Parla di una «inculturazione sociale e spirituale», auspicando che i sacramenti siano «accessibili a tutti, soprattutto ai poveri». Indica poi i «punti di partenza per una santità amazzonica», che non devono copiare «modelli da altri luoghi», e si sofferma sull’inculturazione della liturgia, ricordando che nel Sinodo è emersa «la proposta di elaborare un rito amazzonico». Per Francesco, va garantita «una maggiore frequenza della celebrazione dell’Eucaristia». Al riguardo, ribadisce, è importante «determinare ciò che è più specifico del sacerdote». La risposta, si legge nel testo, è nel sacramento dell’Ordine, che abilita solo il sacerdote a presiedere l’Eucaristia. Il Papa esorta quindi i vescovi, specie quelli latinoamericani, a «essere più generosi», orientando quanti «mostrano una vocazione missionaria» a scegliere l’Amazzonia.

querida amazoniaUltimo punto, il protagonismo dei laici nelle comunità, unica possibilità, per la Chiesa, di rispondere alle «sfide dell’Amazzonia». Servono, insomma, nuovi «servizi laicali», e in particolare nuovi servizi femminili che, con il riconoscimento pubblico dei vescovi, incidano nelle decisioni per le comunità. Francesco riconosce che in Amazzonia alcune comunità si sono sostenute solo «grazie alla presenza di donne forti e generose» ma rifiuta la
clericalizzazione delle donne, accogliendo invece il loro contributo secondo il modo femminile che prolunga «la forza e la tenerezza di Maria». L’esortazione Querida Amazonia termina quindi con il tema della «convivenza ecumenica e interreligiosa»: il Papa invita a lasciarsi sfidare dall’Amazzonia a «superare prospettive limitate» che «rimangono chiuse in aspetti parziali» ed esorta i credenti a «trovare spazi per dialogare e agire insieme per il bene comune. Come non lottare insieme? Come non pregare insieme e lavorare fianco a fianco per difendere i poveri dell’Amazzonia?», si domanda. Quindi, l’invocazione a Maria: «Madre, guarda i poveri dell’Amazzonia, perché la loro casa viene distrutta per interessi meschini. Tocca la sensibilità dei potenti perché, se anche sentiamo che è già tardi, tu ci chiami a salvare ciò che ancora vive».

12 febbraio 2020