Ragazzi scartati in tv, i rischi della realtà “di plastica”

Riflessioni davanti a un noto programma dedicato agli adolescenti, tra la smorfia di una sconfitta in diretta sul teleschermo e il sorriso di un’alunna a scuola

Qualche giorno fa, dopo avere pranzato, mi sono seduto sul divano con mia figlia per stare un po’ insieme. Lei stava guardando in tv Amici, noto programma, da sempre molto popolare tra gli adolescenti. Tra una chiacchiera, un messaggino mandato, gli occhi assenti sul televisore e la testa altrove, a un certo punto ho assistito a una scena che mi ha molto colpito. In rapida successione due ragazze cantano la loro canzone, mi paiono entrambe molto brave, lo studio è gremito di coetanei che applaudono, infine prendono parola i giurati. Uno di loro elogia con parole magniloquenti e al limite della commozione la prima, un istante dopo cambia teatralmente il tono della voce e liquida l’altra ragazza con parole di circostanza all’insegna del «non sei ancora matura, non ti preoccupare arriverà un giorno la tua occasione, arrivederci».

La ragazza scartata fa giusto in tempo a salutare con voce rotta dall’emozione, colgo una breve ma intensa smorfia, si volta ed esce di scena accompagnata da un applauso tiepido. Immediatamente dopo la scena stacca sull’interno della scuola, dove i ragazzi e le ragazze accolgono festanti e si contendono fra gli abbracci quella che mia figlia mi spiega essere la nuova alunna del gruppo, avendo superato la prova. Molto banalmente riesco solo a dire: «Ma che brutta scena». Lei annuisce, già scorrono i titoli di coda, spegne la tv e mi saluta con un rapido «vado a studiare».

Io rimango per po’ seduto, sento che qualcosa mi è precipitato dentro. La smorfia fugace di quella ragazza, la celebrazione di una sconfitta in diretta e data in pasto a milioni di coetanei dietro a uno schermo, il silenzio calato su un volto svanito (mediaticamente) per sempre. Penso a lei, ai suoi istanti successivi, alle ore, ai giorni che verranno quando quel sogno appena sfiorato, ma evaporato all’ultimo passo, sarà distante anche fisicamente. Penso a quando tornerà nella sua casa, tra i suoi amici, sul suo divano normalissimo da dove forse guarderà, come me e mia figlia, lo stesso programma ma con un groppo in gola insopportabile. Alla fine mi alzo anche io, combattuto tra i pensieri e un giudizio negativo su certi prodotti del nostro tempo che certo non arriverei per primo ad esprimere, anche se sento che il pensiero è ancora lì.

Il giorno dopo torno a scuola, suona la campanella, mentre sto per chiudermi dietro la porta della classe mi sento chiamare ad alta voce, mi volto e vedo una mia alunna che corre per il corridoio e che, ridendo e venendomi incontro, quasi mi urla: «Non chiuda prof, arrivo!». Io sorrido ma poi il sorriso diventa meraviglia. Eh sì, perché per un istante il volto della mia alunna, ai miei occhi e nella mia mente, diventa quello della ragazza di ieri, la ragazza umiliata in tv, la ragazza scartata e dimenticata. Per un attimo riesco a essergli di fronte.

Bentornata ragazza, festeggia ragazza e benedici quella porta chiusa che una realtà di plastica non ha voluto aprirti, perché proprio così per te si è spalancata la porta della vita, quella bellissima perché autentica, non quella finta dell’idiozia del nostro tempo. Bentornata ragazza, sii felice ragazza, potrai respirare l’aria fresca del sentirti vera, tu, te stessa, all’altezza di un futuro faticoso, certo, ma anche radioso e meraviglioso che io sono sicuro, sì, ne sono certo, saprai inventare e costruire. Bentornata ragazza e ridi ragazza.

20 febbraio 2019