Riapre al pubblico l’Area Sacra di largo Argentina

Al via la riqualificazione, anche grazie alla donazione della Maison Bulgari. Il sindaco Raggi: «Pronti ad accogliere i turisti, quando potremo riaprire»

Tradizione vuole che Anna Magnani si recasse a largo Argentina ogni giorno per nutrire la colonia felina lì presente, contribuendo al mito tutto romano delle “gattare” che ancora oggi il Comune riconosce e tutela in tutta la Città Eterna. E anche se la loro “casa”, cioè il complesso dell’Area Sacra, sarà oggetto di una grande iniziativa di riqualificazione, l’ospitalità per questi amici a quattro zampe verrà comunque garantita. È quanto confermato stamattina, 14 aprile, nel corso della conferenza di presentazione degli interventi per l’apertura al pubblico dell’area, con il sindaco Virginia Raggi, l’amministratore delegato di Bulgari Jean-Christophe Babin, l’assessore alla crescita culturale Lorenza Fruci e la sovrintendente capitolina Maria Vittoria Marini Clarelli. Lavori che dureranno un anno, con inizio a metà maggio, e sono resi possibili grazie alla donazione di un milione di euro da parte della Maison Bulgari. Di questi, 500mila sono frutto di una convezione firmata nel 2019 con Roma Capitale e altri 485mila circa risalgono al contributo di Bulgari nel 2014 per il restauro della Scalinata di Trinità dei Monti.

«Finalmente potremo entrare fisicamente nell’Area Sacra invece di ammirarla solo dall’alto – ha affermato Raggi – e avremo modo di far conoscere quattro templi la cui origine è ancora oggetto di studio. La sinergia con i privati ci consente oggi un intervento di inclusività e partecipazione, che è anche scenografico con i suoi percorsi notturni illuminati a led. Nonostante le restrizioni causate dal Covid, Roma Capitale sta andando avanti nell’incessante attività di recupero dei suoi beni culturali, come per il Foro di Cesare e il Foro di Traiano, senza tralasciare l’apertura straordinaria del Mausoleo di Augusto. Siamo pronti ad accogliere il flusso di turisti che si dirigerà nella Capitale quando finalmente potremo riaprire completamente i siti culturali senza restrizioni».

La storica torre del Papito ospiterà i servizi di biglietteria e uno spazio espositivo nel portico esterno, da cui partiranno le visite, con un sistema di percorsi verticali e orizzontali interni all’area archeologica, una pedana elevatrice a cabina aperta che consentirà l’accesso all’area agli utenti diversamente abili. Al contrario che nel passato, i percorsi su passerella permetteranno la visione ravvicinata dei templi mentre un’area espositiva coperta sarà allestita nel portico orientale. Il complesso, oggi trascurato dal cittadino frettoloso come dal turista mordi e fuggi, è uno dei più estesi complessi archeologici di Roma, vi insistono quattro templi di età compresa tra il III e il II secolo a.C. e conserva ancora testimonianze storiche di transizione come l’epoca imperale o l’età medievale (è il caso della torre del Papito).

Quello relativo all’Area Sacra è solo il più recente dei contributi della Maison Bulgari per Roma, intenzionata a proseguire il suo rapporto fecondo con la città, come confermato da Babin: «Il 21 di aprile saremo protagonisti di una serie di eventi intorno a piazza Augusto Imperatore mentre per il turismo di alta gamma stiamo costruendo un albergo prestigioso. Stiamo lavorando anche su nuovi progetti di restauro in collaborazione con Roma Capitale e con la Sovrintendenza». Babin ha rilevato come largo Argentina sia un’area sui generis, antica perché appartiene all’epoca repubblicana ma in un certo senso nuova per via degli scavi che l’hanno riportata alla luce nel 1926, nel corso di alcuni lavori di costruzione del nuovo quartiere.

L’Area Sacra, dove si narra venne assassinato Giulio Cesare presso il basamento di tufo della Curia di Pompeo, è stato ed è tuttora luogo di grandi scoperte, come illustrato da Maria Vittoria Marini Clarelli. «Dal sottosuolo sono emerse straordinarie vestigia, ricordiamo un colossale acrolito (statua composta di diversi materiali), identificato probabilmente come la Fortuna alla quale era dedicato il Tempio B, oggi esposto in Centrale Montemartini. Dopo i lavori, i visitatori potranno muoversi direttamente nell’area apprezzando anche il Tempio C dedicato alla divinità sabina Feronia, infine il Tempio D forse dedicato alle Ninfe o ai Lari Permarini. Gli interventi, complessi, hanno comportato studi di approfondimento sul posizionamento delle passerelle e sui pavimenti originari». Per l’assessore Fruci, si tratta di «un segno per la città, che torna a essere accogliente come lo è sempre stata nella sua storia».

14 aprile 2021