Ripensare valori e priorità per ripartire dopo la pandemia
Necessario “fermarsi” dopo il corto circuito nelle relazioni affettive, sociali e lavorative. Rifuggire dall’ipnosi della narrazione dominante. E tornare al “Principio di tutto”
Ricostruire e ripartire sembrano essere i due verbi che caratterizzano il nostro presente, come se costantemente fossimo davanti a una realtà quotidiana che sollecita la nostra azione dopo un lungo tempo di “lockdown”. La condizione di stallo e di precarietà che abbiamo vissuto ha contagiato il nostro modo di essere, il nostro modo di osservare e vivere la vita e le relazioni, il nostro modo di progettare e di porre obiettivi per il futuro. Abbiamo la necessità di credere che quello che stiamo facendo porti all’uscita dal tunnel e penso che questo non solo sia auspicabile ma anche legittimo dopo un contatto prolungato con l’angoscia di morte. Ma la virtù della prudenza e il dono del discernimento pongono quesiti sul come ci stiamo organizzando per la ricostruzione e la ripartenza.
Negli ultimi mesi la “fede nella politica” si è resa necessaria come ancoraggio per avere garanzie su qualcuno che sappia come uscire dalla crisi e dalla pandemia. La realtà ha evidenziato come il bisogno di credere e di fidarsi sia talmente centrale da creare schieramenti e divisioni nette anche tra parenti e amici, da far saltare diritti costituzionali, da risolvere quesiti importanti con talk show dove la scienza viene a volte idolatrata, senza possibilità di confrontare le ipotesi e i dati, altre volte strumentalizzata per procedere secondo dinamiche che si giocano su altri tavoli noti solo ai “grandi”. Come ricostruire e come ripartire? Credo che, se veramente vogliamo ripartire e ricostruire, le sollecitazioni a cui siamo sottoposti debbano rimanere sullo sfondo rispetto al lavoro su di noi e sulle relazioni che da noi dipendono e a cui siamo interconnessi. Se continuiamo ad essere “ipnotizzati” dalla narrazione dominante e dalle dinamiche disforiche, rischiamo di rimanere intrappolati nella maglia della rete che dichiara di volerci proteggere e sostenere ma che riduce lo spazio di movimento. Tale meccanismo ambivalente “protezione-trappola” interroga ciascuno di noi a fermarsi e a prendere distanza nell’osservare quanto accade.
Sì! Per ricostruire e ripartire dobbiamo prima fermarci e osservare come stiamo, quali valori vogliamo utilizzare per rifondare la nostra vita, quali siano le nostre priorità, quali relazioni vogliamo portare avanti e quali richiedono una “potatura”, quali siano i progetti su cui investire. Alcune storie possono aiutarci a capire meglio.
Carla ha 50 anni e chiede disperatamente aiuto per poter affrontare lo smarrimento e l’angoscia dopo essersi separata dal marito dopo 20 anni di convivenza: il lockdown ha inasprito le tensioni già presenti determinando una frattura non più sanabile. Ha una figlia di 12 anni che ha scelto, per motivi abitativi, di vivere con il padre e ha con la madre un rapporto ambivalente considerandola la causa della separazione. Carla non sa da dove partire, nonostante lei sia andata via di casa, sia in attesa del rogito di una nuova abitazione, sia una gran lavoratrice e abbia conosciuto un altro uomo da cui è stimata e amata… sembra che tutto questo non sia assolutamente percepito e chiede aiuto per sapere cosa fare e come procedere, è alla ricerca di quello che lei definisce uno “spirito guida”.
Andrea e Francesca sono una coppia che sta insieme “da una vita”, dal primo anno di università, si conoscono talmente bene che oramai la comunicazione non avviene più se non quella “di servizio”, senza colore, senza condivisione. Andrea chiede aiuto per la coppia e anche per sé, perché si è accorto che non vuole più vivere come ha fatto finora, lavorando intensamente con poco spazio per sé e per la coppia, ha bisogno di ripensare alle sue priorità e ha il desiderio di rilanciare la coppia perché sente che si stanno perdendo. Francesca dichiara di essersi esaurita: «Come una batteria scarica quando provi a ricaricarla ma dopo poco si ferma». Il lockdown, il seguire la Dad dei due figli, l’essere rappresentante dei genitori e mediare tra le loro richieste e le difficoltà degli insegnanti, il cercare di esserci per tutti, dalle amiche ai parenti, ha creato un corto circuito per cui Francesca non c’è più né per sé né per gli altri.
Franco, 63 anni, si domanda come vivere il tempo che ha a disposizione, durante la pandemia ha visto morire diversi amici e parenti, si rende conto che i parametri con cui ha costruito la sua vita ora non sono più validi e ha bisogno di ripensarsi e di ripartire, ma non sa come.
Credo che la pandemia abbia creato un vero e proprio corto circuito nel sistema interno e inevitabilmente nelle relazioni affettive, sociali e lavorative: questa situazione, se da una parte è destabilizzante, dall’altra è portatrice di cambiamento e di rinascita. È il “fermarsi” che ha in sé un principio vitale e dinamico che ha le sue radici in un ritorno alla vita spirituale, all’intima ricerca di domande esistenziali; non è più sufficiente la realizzazione di sé nel lavoro o in quello che chiameremo “homo faber”, ma sempre di più, di fronte alla propria finitezza, è necessario ritornare al “Principio di tutto”. L’uomo, da sempre, è alla ricerca di Dio in tutte le sue manifestazioni. L’illuminismo, il razionalismo e tutti i loro “derivati” avevano illuso e sedotto l’uomo della sua autosufficienza; è bastato un nanometrico virus a far crollare la suggestione e ad offrirci l’opportunità di ricominciare e ripartire. Ora è il tempo! (Laura Boccanera, psicologa e psicoterapeuta familiare)
8 ottobre 2021

