Roma Tre contro le mafie, per «estirpare il male dalle radici»

Il presidente di Libera don Ciotti alla presentazione dell’iniziativa del 21 marzo: 12 aule saranno intitolate a 12 vittime di mafia. «Trasformare la memoria del passato in un’etica del presente». Nando Dalla Chiesa: «La memoria ci interroga»

L’Aula magna del dipartimento di Scienze politiche dell’università Roma Tre sarà intitolata a Renata Fonte, assessore comunale di Nardò, Lecce, uccisa dalla mafia nel 1984 perché si opponeva alla speculazione edilizia nel parco di Porto Selvaggio. La cerimonia, alla quale interverrà la figlia Viviana, si terrà il 21 marzo alle 17.30. L’evento rientra nell’iniziativa “Roma Tre contro le mafie”, che vedrà l’intitolazione di 12 aule di altrettanti dipartimenti a dodici vittime della mafia: Donato Boscia, Peppino Impastato, Giancarlo Siani, Lea Garofalo, Rita Atria, Paolo Giaccone, Rossella Casini, Francesca Morvillo, Emanuela Setti Carraro, Rosario Di Salvo, Piersanti Mattarella.

Si tratta di un segno tangibile a favore della legalità, un impegno assunto dall’ateneo per mantenere viva la memoria di chi ha sacrificato la propria vita per combattere la mafia, è stato spiegato ieri sera, 18 marzo, durante la presentazione dell’iniziativa, aperta dai saluti del rettore Massimiliano Fiorucci. «Dobbiamo estirpare il male dalle radici e per farlo è necessario un grande investimento culturale, educativo e sociale – ha affermato don Luigi Ciotti, presidente di Libera -. Dobbiamo trasformare la memoria del passato in un’etica del presente, in un’etica della condivisione e della corresponsabilità affinché sia una memoria viva».

Unico torto delle vittime è stato quello di aver fatto il loro dovere, spesso con la consapevolezza dei rischi a cui andavano incontro. «Qualcuno dice che se la sono cercata – ha detto Nando Dalla Chiesa, figlio del generale Carlo Alberto, prefetto di Palermo assassinato nel 1982 da un attentato mafioso, presidente della Società scientifica italiana di studi su mafie e antimafia (Sisma) e presidente onorario di Libera -. Noi sappiamo cosa viene detto dei nostri cari», ha aggiunto mettendosi dalla parte dei familiari e invitando a non trasformare «la memoria in commemorazione perché la memoria ci interroga».

Paolo Borrometi, condirettore dell’Agi, si è soffermato sulle motivazioni che hanno spinto gli studenti del liceo scientifico “Santi Savarino” di Partinico a opporsi all’intitolazione dell’istituto a Peppino Impastato. Lo ritengono un personaggio “divisivo”. «Lo era – ha detto Borrometi -. Un giornalista non deve accontentare tutti, farebbe l’informazione che piace al potere, quella contro la quale Peppino Impastato ha lottato tutta la vita». Recentemente don Ciotti ha ricordato che l’80% dei familiari non conosce ancora la verità sulla morte dei propri cari. «Non possiamo rimanere silenti rispetto a questo grido di verità e giustizia», ha concluso Borrometi. La mafia oggi «non agisce con la stessa violenza eclatante di un tempo, ma ha trovato nuove modalità per infiltrarsi nella società e «proprio perché è più invisibile dobbiamo avere una maggiore attenzione e professionalità, rafforzare e custodire gli strumenti di prevenzione e contrasto», ha spiegato Vincenza Rando, senatrice e componente della Commissione parlamentare di inchiesta sul fenomeno delle mafie. I nomi delle 1.081 vittime «non possono e non devono essere dimenticati e le loro storie devono continuare a marciare sulle gambe delle nuove generazioni», l’invito rivolto dalla studentessa Vittoria Podo.

19 marzo 2024