Salus Populi Romani, Reina: «Maria ci custodisce»

La Messa presieduta dal cardinale vicario a Santa Maria Maggiore, nel giorno della memoria liturgica. Il pensiero a Papa Francesco, «così devoto a questa icona», sepolto nella basilica

«Grazia, carità e libertà» sono le linee guida della la responsabilità della custodia «a cui siamo chiamati, ricordando Maria che ci custodisce». Con queste parole il cardinale vicario Baldo Reina ha reso omaggio a Maria Salus Populi Romani, nella Messa presieduta ieri pomeriggio, 4 giugno, a Santa Maria Maggiore. Una delle novità introdotte due anni fa con l’aggiornamento del calendario liturgico proprio della diocesi di Roma, in una data che ricorda il voto che i fedeli fecero per la liberazione della Capitale dall’oppressione nazifascista, il 4 giugno 1944.

Proprio sulla custodia Reina ha incentrato la sua omelia, ricordando che lo stesso tema è stato al centro della prima omelia di Papa Francesco nel marzo del 2013, subito dopo la sua elezione. «È la prima volta – ha spiegato – che celebriamo questo giorno senza Papa Francesco ma è significativo farlo accanto alle sue spoglie mortali, ricordando che lui era così devoto a questa icona». Ha sottolineato quindi «il clima di violenza, i venti di guerra che si sentono nella nostra società» e che vanno combattuti «con la consapevolezza dei tre elementi che la custodia porta con sé». Innanzitutto quello della “grazia” che deriva dalla «custodia che Dio Padre ha per ognuno di noi, con la sua costante presenza nelle nostre vite anche quando incappiamo nel peccato». Dopodiché c’è la “carità”, ovvero «il prendersi cura, avere custodia, dei propri fratelli». Un sentimento oggi messo in discussione «dalla violenza di una società che vorrebbe farci credere che l’altro va allontanato, annientato, addirittura ucciso». Infine c’è «la custodia di noi stessi – ha spiegato il cardinale -, perché dobbiamo imparare a prenderci cura anche di noi ed è una qualità che prende il nome di “libertà”, alla quale si arriva con la preghiera».

In stile bizantino, il ritratto della Madonna “salvezza del popolo romano” si trova nella Cappella Paolina, lungo la navata sinistra della basilica ed è dalla tradizione attribuita a san Luca, evangelista e patrono dei pittori, seppur una datazione storica l’ha collocata tra il IX e il XIII secolo. La tavola in legno di cedro, che raffigura Maria a mezza figura con il Bambino in braccio, ha uno storico legame con la Capitale e i suoi cittadini, ma anche con molti pontefici. Fu venerata contro le pestilenze fin dai tempi di Gregorio I, negli anni a cavallo del 600, mentre circa mille anni dopo fu Paolo V, tra il 1605 e il 1621, a far costruire la Cappella che oggi la conserva. In particolare Papa Francesco era molto legato a questa immagine mariana, presso la quale si è recato nel marzo 2013 all’indomani della sua elezione e prima e dopo ogni suo viaggio apostolico.

Per il popolo romano la devozione affonda le radici nel corso dei secoli ed è stata più volte considerata miracolosa per aver protetto la città da pestilenze, guerre, invasioni e carestie ed è proprio per questo motivo che Francesco volle portare l’icona in piazza San Pietro – accanto al Crocifisso miracoloso di San Marcello al Corso – per pregare durante la pandemia di Covid-19 in quella serata del 27 marzo 2020 che lo ha visto invocare la salvezza per il mondo, da solo in una piazza San Pietro vuota a motivo delle restrizioni imposte in quel periodo.

5 giugno 2025