Salute dei bambini, un bene diseguale

All’Umberto I il convegno che ha analizzato lo stato dell’infanzia italiana vista dalle corsie degli ambulatori. Carosello, presidente Società di pediatria: «Diritto a una sanità che sia a misura di bambino»

All’Umberto I il convegno che ha analizzato lo stato dell’infanzia italiana vista dalle corsie degli ambulatori. Corsello, presidente Società di pediatria: «Diritto a una sanità che sia a misura di bambino»

Senza un’azione di governo mirata si rischia di agire contro la salute dei bambini e il futuro economico dell’Italia. Queste la conclusioni del convegno “Bambini e disuguaglianze” tenutosi sabato 31 gennaio al Policlinico Umberto I di Roma. Al centro del dibattito, coordinato dal professor Mario De Curtis dell’Unità di Neonatologia, la regionalizzazione del sistema sanitario.

«L’umanità insita nell’azione di salvaguardia dei bambini è fondamentale». Lo ha sottolineato monsignor Lorenzo Leuzzi, vescovo ausiliare e delegato diocesano per la pastorale sanitaria, all’apertura dei lavori. «I bambini e gli anziani costituiscono il futuro del popolo. I bambini perché porteranno avanti la storia, gli anziani perché trasmettono l’esperienza e la saggezza della loro vita» ha detto il Vescovo citando Papa Francesco, elogiando poi l’impegno di chi si occupa della salute dei bambini. Da sola però non basta, deve esserci la collaborazione delle istituzioni.

I dati sono preoccupanti. Il dottor Andrea Brandolini, del dipartimento di Economia e statistica della Banca d’Italia, citando l’Handbook of Labor Economics, ha spiegato come la povertà delle famiglie con bambini e le condizioni di vita nei primi anni di vita possano avere un impatto negativo sul Pil. Il problema è lo sviluppo del “capitale umano”, vale a dire la capacità produttiva di un individuo. Diversi studi hanno evidenziato come chi ha vissuto nell’infanzia in condizioni di povertà avrà più probabilmente una minore capacità di generare redditi nell’età adulta, oltre che una più difficile integrazione sociale. Rispetto ad altri paesi europei, come la Francia e la Germania, la condizione italiana sembra essere più delicata.

Tradizionalmente l’incidenza della povertà è più elevata tra i minori che tra gli adulti e gli anziani, una situazione che si è accentuata a partire dal 2008. Tra il 2005 e il 2013 la quota di famiglie che hanno vissuto in povertà assoluta è aumentata in media di 3,9 punti percentuali, al 7,9%, ma è salita del doppio, di 8,3 punti al 12,2%, tra le famiglie che hanno almeno un figlio minore. A stare peggio i bambini del Sud, ma la situazione diventa più grave tra i bambini immigrati.

Salvatore Geraci, della Caritas di Roma, si è soffermato su questo punto. «L’iscrizione al sistema sanitario nazionale dei bambini di genitori irregolarmente presenti in Italia, definita dall’accordo Stato-Regioni del dicembre 2012, ha enormi differenze da regione a regione, solo alcune hanno ratificato l’accordo, ma gran parte di queste non lo applica aspettando indicazioni ministeriali. Una questione non da poco se consideriamo che l’anno scorso sulle coste italiane sono sbarcate oltre 170 mila persone, di cui oltre 26 mila minori».

«Diritto a una sanità a misura di bambino», così Giovanni Corsello, professore Presidente della Società italiana di Pediatria, ha riassunto le necessità dell’infanzia, che vanno dal vaccino a una sana e corretta alimentazione. Obiettivi pratici che richiedono una rete di interventi di istituzioni, famiglie e operatori sanitari. Le esigenze sono chiare, le risposte, ha notato il professor Stefano Semplici, docente di Filosofia morale all’Università di Tor Vergata e presidente del Comitato Internazionale di Bioetica dell’Unesco, «sono frammentate e insufficienti». Secondo Semplici «il governo Renzi non si sta occupando delle fasce più povere, svantaggiate in particolar modo in ambito sanitario». Per il professore, tre dovrebbero diventare i principi guida per una nuova legislazione: uguaglianza, equità e inclusione. (Vanessa Ricciardi)

2 febbraio 2015