Sant’Egidio: Rsa e case di riposo, «eterna zona rossa»

Presentata un’indagine condotta su 237 strutture disseminate in 11 città d’Italia, in 10 diverse regioni. Il presidente Impagliazzo: «Sistema fuori controllo»

In un’Italia che da pochi giorni è in gran parte in zona gialla o arancione, a eccezione della Sardegna, c’è chi da oltre un anno vive l’incubo di «un’eterna zona rossa». Sono gli anziani che risiedono nelle Rsa e nelle case di riposo, «ingiustamente reclusi», duramente colpiti dalla pandemia. Se ne è parlato questa mattina, 28 aprile, presentando l’indagine condotta dalla Comunità di Sant’Egidio, accompagnata dalle proposte per uscire da questa situazione. Negli istituti, infatti, non solo c’è stato un elevato numero di vittime a causa del virus – di fronte al quale non sono state prese, in troppi casi, misure capaci di contrastarne la diffusione – ma anche la costante di un isolamento che, dopo la prima ondata, si sarebbe potuto attenuare.

«Una conferenza stampa dovuta, per dare una risposta all’indignazione morale e per scuotere le coscienze», ha affermato in apertura Marco Impagliazzo, presidente della Comunità di Sant’Egidio. La ricerca è stata condotta in 237 strutture italiane, per un totale di 11 città in 10 regioni, e ha fatto emergere come «nonostante gli appelli di ministeri, politica, associazioni, quasi nulla è cambiato», ha denunciato Impagliazzo. Oltre il 64% delle strutture, infatti, ancora non consente alcun tipo di visita dall’esterno e, allo stesso tempo, oltre il 61% delle realtà non permette l’uscita dei propri ospiti per sottoporsi a visite medico-specialistiche. «Le cosiddette stanze degli abbracci – ha spiegato Roberto Bortone della Comunità di Sant’Egidio, che ha presentato i dati – sono rimaste sulla carta: sono assenti in addirittura l’81% dei casi, così come il servizio delle videochiamate, presente in meno della metà delle strutture». Allo stesso modo, anche l’assistenza religiosa «è stata dimenticata ed è possibile solo in 64 strutture su 237».

Molte realtà limitano ancora gli accessi per la paura dei contagi ma è stato ampiamento dimostrato, ha spiegato il presidente di Sant’Egidio, che nessuna delle strutture aperte lo scorso giugno ha avuto un incremento di casi Covid. «Sappiamo – ha proseguito – che il maggior rischio per gli anziani sono stati i loro stessi operatori i quali, soprattutto a inizio pandemia, non erano adeguatamente preparati e formati». La denuncia di Impagliazzo si è poi soffermata sui «problemi di fondo alla base di una situazione generale che il Covid19 ha soltanto aggravato». Secondo il presidente della Comunità infatti «c’è una sproporzione tra i costi di queste strutture e la qualità dei servizi offerti agli anziani». Un sistema, quello delle Rsa, che Impagliazzo ha definito «fuori controllo, poiché siamo in un sistema di monopolio dove queste strutture sono l’unica risposta».

Per questo motivo, tra le richieste avanzate, quella di «differenziare, che non significa eliminare dall’oggi al domani le Rsa – ha spiegato Impagliazzo – ma mettere in campo nuove realtà per dare più scelte possibili per la salvaguardia della salute e dalla dignità degli anziani». Infine è stato chiesta esplicitamente la riapertura su tutto il territorio nazionale delle visite di parenti, amici e volontari, quest’ultimi in particolare per far fronte ai disagi degli anziani completamente soli. L’arrivo della bella stagione, poi, «consente la predisposizione di spazi adeguati all’aperto e, in generale – è la richiesta di Sant’Egidio – l’organizzazione delle visite di almeno 30 minuti, non più i soli cinque che molte strutture purtroppo consentono».

Tra le necessità evidenziate infine, oltre al potenziamento del servizio di videochiamate e alla possibilità di ricevere un’assistenza religiosa adeguata, è stata sottolineata la necessità «non più rinviabile» di «consentire l’uscita dalle strutture per le visite mediche, soprattutto ora che gli ospiti vaccinati iniziano a essere quasi la totalità».

28 aprile 2021