Save the children: «Più aiuti alle mamme e alle coppie»

Presentato il rapporto “Mamme in arrivo” cha ha raccolto le principali informazioni sul percorso nascita che conduce al parto e prosegue con l’accudimento del neonato

Presentato il rapporto “Mamme in arrivo” cha ha raccolto le principali informazioni sul percorso nascita che conduce al parto e prosegue con l’accudimento del neonato

Una «qualità diffusa» nell’assistenza delle mamme in attesa o che hanno partorito, «benché non manchino alcune criticità, sensibili differenze territoriali e tragedie evitabili come la morte di una bambina appena nata a Catania». È la fotografia del nuovo rapporto di Save the Children “Mamme in arrivo”, presentato ieri giovedì 19 febbraio. «Il 29% dei Punti Nascita – dove avviene la maggioranza dei parti, fatto salvo circa l‘1% di mamme che dà alla luce il bimbo in casa -, non è in linea con i parametri, poiché, tra l‘altro, vi si effettuano meno di 500 parti l‘anno; eccessivo il ricorso ai tagli cesarei, pari al 36,3% dei parti, con punte ancora più elevate in Campania (61,5%), Molise (47,3%), Puglia (44,6%), Sicilia (44,8%).

Il rapporto approfondisce i dati anche riguardo all’età delle mamme: «11 neonati su 100 in Italia hanno una mamma sotto i 25 anni, 8 su 100 invece di 40 anni e più e 280 sono state le mamme over 50; tra l‘8 e il 12% delle neo madri, pari a un numero compreso tra le 45 e le 50 mila donne all‘anno, soffre di depressione post partum; circa 400 neonati, ogni anno, non sono riconosciuti dalle madri e vengono lasciati in ospedale; per quanto riguarda i servizi territoriali per la salute materno-infantile, i consultori si sono ridotti di numero negli anni e attualmente sono 1.911: circa 1 ogni 29mila abitanti; la copertura degli asili nido pubblici riguarda solo il 13% dei bambini 0-2 anni e scende ulteriormente in alcune regioni, toccando quota 2% circa in Calabria e Campania: d‘altra parte è appena del 4,8% la percentuale di risorse destinate alle famiglie, sul totale della spesa sociale».

Save the Children propone di stabilire una road map per la messa in sicurezza e l‘umanizzazione di tutta la rete dei punti nascita, a partire da una chiara valutazione delle loro attuali condizioni e definendo anche eventuali utilizzi alternativi delle strutture più piccole, laddove se ne decida la chiusura. La conciliazione fra maternità e lavoro rappresenta un‘ulteriore sfida per le neo-mamme: circa 1/5 delle donne lascia o perde il lavoro dopo la gravidanza, con un aumento di coloro che si ritrovano forzatamente in tale condizione. «Il percorso nascita non può continuare ad essere a ostacoli e bisogna intervenire perché, insieme al miglioramento dell‘assistenza sanitaria, si rafforzi la rete degli interventi sociali per le neo-mamme e coppie, assicurando continuità di cura fra ospedale e territorio e il coordinamento degli interventi di sostegno del percorso nascita, inclusi quelli delle organizzazioni non profit, come il progetto Fiocchi in Ospedale di Save the Children», sottolinea Raffaela Milano.

20 febbraio 2015