Scuole materne, il convegno della Fism per i 40 anni

Una due giorni di riflessione voluta dalla Federazione provinciale di Roma, per tornare a mettere al centro «tutto» il bambino

Una due giorni di riflessione voluta dalla Federazione provinciale di Roma, per tornare a mettere al centro «tutto» il bambino

«Il nido comunale è una lotteria: riesce a entrare solo 1 bimbo su 8”. Così titolava, dedicandogli un’intera pagina, un importante quotidiano nazionale proprio mentre le scuole dell’infanzia romane iscritte alla Fism (Federazione italiana scuole materne) si davano appuntamento per i 40 anni dalla fondazione della federazione provinciale di Roma. «Questo convegno – ha sottolineato Antonio Trani, presidente Fism Roma e vicesegretario nazionale -, sebbene coincida con il 40esimo anniversario della federazione provinciale romana, non è celebrativo: i nostri incontri annuali hanno sempre un carattere di sfida ideale, in questo caso quella di credere che in futuro smetta di contare il tipo di gestione, pubblica o privata degli istituti, ma valga solo la qualità del servizio dato».

“40… e… poi? Attualità e prospettive”. Presso l’Istituto Gesù Maria di via Flaminia Vecchia, venerdì 4 e sabato 5 settembre, si è discusso di scuola a 5 anni, di profili di qualità e autovalutazione, di contesto europeo. Fra i relatori, Angela Perucca, titolare della cattedra di pedagogia all’Università del Salento, Rossana Cuccurullo, docente di didattica al Pontificio Istituto Ecclesia Mater, e Nicola Paparella, fondatore della Società italiana di Ricerca didattica. «Buona Scuola – ha detto Paparella – per noi vuol dire una scuola che non dimentichi niente del bambino. Nella scuola dell’infanzia – ha spiegato – c’è stata la moda della psicomotricità, quella dell’espressione artistica, della relazionalità, dei linguaggi. Senza entrare in tecnicismi, le scuole Fism cercano invece di ricordarsi di tutto il bambino, puntando soprattutto sull’alleanza con le famiglie, per la trasmissione dei valori che preparano i piccoli all’esercizio della cittadinanza attiva e fanno della scuola, prima di tutto, “scuola della comunità”».

Il quadro tratteggiato nel corso della due giorni si sintetizza nei numeri offerti dai relatori: fanno riferimento alla Fism 7.800 scuole, ovvero il 77% di tutte le paritarie, fruite da 500mila bambini con l’impiego di 45mila addetti. La spesa annua dello Stato per ogni alunno negli asili pubblici è di 6.500 euro, mentre in quelli paritari raggiunge appena i 420. Posto che la qualità minima è stabilita per legge, nelle paritarie sono le famiglie a pagare la differenza, con un evidente risparmio pubblico. Così, se gli asili dei Comuni – in quanto la competenza sulla prima infanzia è comunale – hanno liste d’attesa che consentono solo a 12 bambini su 100 di frequentarli, quelli paritari svolgono un importante ruolo di supplenza, a costi che però non sono ancora per tutti.

«Noi riteniamo che la qualità sia un dovere e la parità un diritto – ha chiarito Luigi Morgano, segretario nazionale Fism -: con la legge 62 del 2000 gli istituti privati sono stati inseriti, previo adeguamento ai programmi ministeriali, nella categoria delle scuole pubbliche, ma l’investimento statale è stato scarso, mentre il sostegno economico è irrinunciabile perché la parità non sia solo su carta. Quello che proponiamo è che il ministero dell’Istruzione, Università e Ricerca decida la stipula di convenzioni, puntando a una soluzione che veda la qualità elemento centrale, unita alla sostenibilità economica per tutte le famiglie, non solo le più abbienti».

7 settembre 2015