Siria, con Acs ricostruite altre 55 abitazioni nei villaggi cristiani

Nella cerimonia per il ritorno a casa, consegnata a ogni famiglia una pietra con la scritta “Gesù è la mia roccia”. Ricostruita anche la chiesa di Saint Mary

Altre 55 famiglie siriane tornano a casa. Famiglie cristiane, che abitavano nel villaggio vicino alla fortezza di Krak dei Cavalieri – patrimonio dell’Unesco e tra i principali simboli dell’età crociata -, occupato nel 2012 dai jihadisti appartenenti alle forze ribelli antigovernative e quindi distrutto, con l’aiuto di alcuni membri della popolazione musulmana locale. «Considerato quanto queste famiglie hanno sofferto, chi mai avrebbe immaginato che queste case sarebbero state ricostruite?», ha affermato l’arcivescovo greco-melchita di Lattakia Nicholas Sawaf presiedendo nella chiesa di Saint Mary la cerimonia per il ritorno a casa, il 14 febbraio. «È un sogno che si avvera – le parole del presule – e per questo dobbiamo ringraziare Aiuto alla Chiesa che soffre», che ha contribuito alla ricostruzione delle 55 abitazioni. Quindi ha consegnato a ogni famiglia un’ampolla contenente acqua benedetta e una pietra con il logo della fondazione pontificia e la scritta “Gesù è la mia roccia”. La stessa pietra è stata e sarà consegnata a tutti i proprietari delle case ricostruite da Acs in Siria. «È il simbolo della vicinanza dei benefattori di Acs ai loro fratelli nella fede siriani – spiega il responsabile dei progetti della fondazione in Medio Oriente, padre Andrzej Halemba -, così sanno di non essere soli».

La fondazione pontificia ha contribuito a ricostruire anche la chiesa di Saint Mary, antico luogo di culto cristiano di oltre 900 anni, gravemente danneggiata e profanata dai jihadisti. «Ora sarà essenziale ricostruire la fiducia dei cristiani, traditi dai loro stessi vicini musulmani», affermano da Acs, molti dei quali hanno aiutato i ribelli a distruggere il villaggio. «Non dobbiamo odiare i nostri nemici ma perdonarli – ha esortato monsignor Sawaf durante la celebrazione -. Noi cristiani di Siria abbiamo una fondamentale missione di amore, compassione e riconciliazione». Ad ascoltarlo, fra i tanti fedeli che gremivano la chiesa, anche Hasan Marmari, 60 anni, che qualche settimana fa è potuto rientrare nella sua abitazione riparata grazie ad Acs. «Mio figlio George è scomparso cinque anni fa mentre serviva nell’esercito – racconta -. Ognuno di noi ha la sua storia dolorosa ma tornare a  casa e poter ricominciare a vivere è per noi un enorme passo avanti e un importante segno di speranza».

19 febbraio 2019