Siria e Yemen, è emergenza bambini

L’Unicef denuncia la morte di 7 piccoli nell’ennesimo attacco sui civili in Siria; in Yemen Save the Children riferisce di 190 bimbi uccisi dal colera dall’inizio dell’anno

«Almeno 7 bambini». È il bilancio dell’ennesimo attacco sui civili registrato in Siria, nel villaggio di Mhambel, esattamente, nel nord-ovest del Paese. Il direttore generale dell’Unicef Henrietta Fore rende noto che, stando a quanto è stato riferito dagli operatori locali, «la maggior parte di coloro che hanno perso la vita erano sfollati all’interno della Siria, già costretti in passato ad abbandonare le loro comunità a causa di precedenti ondate di combattimenti». Nelle parole di Fore, «quest’ultimo oltraggio si aggiunge alle crescenti perdite di bambini causate dall’intensificarsi della violenza nelle ultime settimane, anche ad Al Wadihi, ad Idlib sud, ad Aleppo nord e ad Hama nord. Dall’inizio dell’anno sono stati uccisi almeno 140 piccoli nel nord-ovest della Siria».

Il direttore Unicef parla di «chiaro disprezzo per la sicurezza e il benessere dei bambini, evidente in questi attacchi» e lo definisce «spaventoso. Il mio cuore – aggiunge – si spezza per le giovani vite perse e per tutti i bambini della zona che rimangono in pericolo. Esorto con forza e inequivocabilmente le parti in conflitto e coloro che hanno influenza su di loro – l’appello di Fore – a garantire che i bambini nel nord-ovest e in tutto il Paese siano protetti dalle continue violenze».

Sale ad almeno 193 invece il bilancio dei piccoli morti in Yemen dall’inizio dell’anno a causa del colera. Nei primi sei mesi del 2019 sono stati registrati quasi 440mila casi sospetti, di cui circa 203mila tra i minori sotto i 15 anni; un numero che ha già superato quelli relativi all’intero anno precedente. A diffondere i dati è Save the Children, spiegando che «la battaglia per sconfiggere il colera nel Paese è ben lontana dall’essere vinta e la stagione delle piogge ormai alle porte rischia di aggravare ulteriormente la situazione, con le inondazioni già in corso e la minaccia di violenti rovesci che potrebbero portare a una nuova escalation dell’epidemia».

Non solo. Il numero totale di decessi collegati al colera è in aumento, sottolineano dall’organizzazione internazionale: nei primi sei mesi dell’anno in corso, rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente, le persone che hanno perso la vita per il colera sono nove volte in più. Oltre 9 milioni di bambine e bambini inoltre non hanno adeguato accesso all’acqua potabile, a causa di un conflitto che ha reso fuori uso buona parte delle infrastrutture per l’acqua pulita e i servizi igienici. Anche la disponibilità di carburante è molto precaria, limitando fortemente così la possibilità di pompaggio delle fogne e raccolta dei rifiuti, con il rischio che vaste aree del Paese possano diventare terreno fertile per lo sviluppo di malattie infettive, come i colera, che si trasmettono attraverso le acque.

«Epidemie come quella in corso – afferma il direttore di Save the Children in Yemen Tamer Kirolos – si diffondono facilmente a causa di un sistema sanitario e servizi di igiene ormai al collasso e si abbattono su una popolazione sempre più vulnerabile per via della malnutrizione e della fuga dalle proprie abitazioni. Finché il conflitto continuerà a imperversare, i sistemi per l’acqua pulita a collassare e gli aiuti a non essere sufficienti, tutto ciò che possiamo fare è continuare a lavorare per cercare di salvare quanti più bambini possibile». In questo contesto infatti, spiegano dalla ong, sono loro i più vulnerabili, soprattutto quelli malnutriti, che hanno tre volte in più la probabilità, rispetto ai loro coetanei, di morire di colera, a causa del loro sistema immunitario ulteriormente indebolito. Malattie diarroiche come il colera contribuiscono a loro volta alla diffusione della malnutrizione.

8 luglio 2019