“Sisters for the environment”, per garantire un futuro alle persone e al pianeta

Presentata la dichiarazione dell’Uisg sull’ambiente, in vista di Cop27 e Cop15. La segretaria esecutiva suor Murray: «In prima linea per i bisogni delle comunità vulnerabili»

Si chiama “Sisters for the environment: integrating voices from the margines” il documento presentato ieri, 3 novembre, a Roma, a cura dell’Unione internazionale delle superiore generali (Uisg), che rappresenta 600mila religiose nel mondo. Una dichiarazione che guarda ai due appuntamenti della Cop27 sul cambiamento climatico e della Cop15 sulla biodiversità. Tre i pilastri su cui si fonda: integrare le risposte al cambiamento climatico e alla perdita della biodiversità, integrare la cura per le persone e del nostro pianeta, integrare la vulnerabilità dalle periferie. «Chiediamo alla comunità globale dello sviluppo mondiale e della cooperazione internazionale di impegnarsi con le suore cattoliche nella soluzione, per garantire un futuro prospero per tutte le persone e per il nostro pianeta», ha detto nella presentazione suor Sheila Kinsey, coordinatrice dell’organizzazione Sowing hope for the planet, sottolineando l’esigenza di «riconoscere che le donne religiose si trovano in una posizione unica: hanno un ruolo sia per far emergere le voci dai margini sia per fare in modo che gli impegni globali vengano attuati a livello locale».

Secondo la religiosa, un approccio integrale è fondamentale «per fare la differenza e realizzare gli obiettivi di sviluppo sostenibile». Ora, ha aggiunto, l’auspicio è «che la Cop27 sia una occasione per discutere le conseguenze in Africa. Le condizioni di povertà fanno sì che i popoli in Africa siano i più colpiti. Qualsiasi processo decisionale deve essere fatto nel rispetto di coloro che sono più colpiti. Gli obiettivi di sviluppo sostenibile l’anno prossimo si trovano a una tappa intermedia. Questa revisione di medio termine rappresenta una opportunità per le sfide ambientali. Il lavoro – ha concluso – va svolto a livello globale perché siamo a un punto di svolta per il cambiamento»

Sulla stessa linea anche suor Patricia Murray, segretaria esecutiva Uisg. «Le suore cattoliche e i loro alleati sono in prima linea nel movimento per dare forma a conversazioni globali sui bisogni delle nostre comunità più vulnerabili – ha detto intervenendo alla presentazione della dichiarazione -. Non vogliamo lasciare nessuno indietro, consapevoli che le comunità ai margini possano insegnarci la resilienza. È questa la nostra esperienza come sorelle nelle periferie – ha rimarcato -. Sono loro che cambiano noi. La nostra vita e la vocazione ci invitano a essere profetiche, al fianco di chi tende a essere ignorato».

Anche nell’affrontare le tematiche ambientali dunque «siamo olistiche – ha rivendicato la religiosa -. Siamo costruttori di ponti per unire le persone e attraversare i muri. Siamo concentrate sul ruolo di una umanità condivisa». In seguito alla lettera enciclica Laudato si’, «il movimento cattolico per il sostegno ambientale ha acquisito sempre più forza – è la riflessione espressa a nome dell’Uisg -. Oggi il futuro del nostro pianeta è in bilico, abbiamo quindi bisogno che tutte le persone di buona volontà collaborino. Questa dichiarazione riunisce lo spirito di collaborazione. L’essenza è basata sull’esperienza globale, su una azione pratica e di sostegno riunita intorno alla campagna ambientale della Uisg».

Anche per Francesca Di Giovanni, sottosegretario della segreteria di Stato vaticana, «il cambiamento climatico ha bisogno di una attenzione urgente e di una condivisione della responsabilità fin da subito. Siamo responsabili del nostro pianeta e della biodiversità», ha affermato intervenendo alla presentazione del documento dell’Unione internazionale delle superiori generali. La dichiarazione, ha aggiunto, «ci offre l’opportunità di sviluppare un dialogo e un cammino comune. Molte delle vostre sorelle operano e sono in diretto contatto con le periferie. Ciò consente di poter condividere l’esperienza di come vivere il Vangelo».

Nell’analisi di Di Giovanni, «la realtà pluridimensionale dell’ecologia integrale non si limita all’ambiente ma alle varie dimensioni al fine di una visione olistica. Un appello alla convinzione personale che la nostra casa comune è a rischio. Il cambiamento climatico ha implicazioni socio-economiche e tocca aspetti fondamentali della vita – ha osservato -. Colpisce in modo squilibrato coloro che vivono ai margini della società. Per rispondere in modo efficace dobbiamo adottare strategie globali». Immediato il riferimento alla Cop27 al via in Egitto alla Cop15 di dicembre sulla biodiversità, in Canada: «Sono due appuntamenti importanti».

Se è vero però che «l’impegno richiede una collaborazione forte da parte di tutti, a partire dal singolo», è anche vero, ha osservato il sottosegretario vaticano, che «non sono tutti impegnati e coinvolti alla pari. I più fragili e poveri sono le maggiori vittime ma anche quelli più esclusi. Molte delle sorelle religiose che vivono alle periferie sono consapevoli del legame tra la lotta al cambiamento e la lotta alla povertà più estrema – ha proseguito -. È necessario non solo adottare una prospettiva diversa ma essere consapevoli delle esigenze. Capire meglio le esigenze di tutti può portare a soluzioni più innovative. Il dialogo fa parte della nostra missione». Si tratta, insomma, di sfide che possono convertirsi in «opportunità per ripensare il nostro atteggiamento verso i consumi. Il paradigma dello scarto non può più dominare le nostre vite quotidiane. Dobbiamo adottare un approccio sostenibile, basato sui tanti doni che Dio ci ha affidato – è l’esortazione -. Ognuno nell’ambito della propria realtà può offrire un contributo significativo».