Striscia di Gaza: «Fermare l’assedio»

La Comunità del diaconato in Italia: «Non c’è una guerra ma uno sterminio. È il momento di agire». ActionAid: «Non bastano pause. Servono tregua duratura e consegna sicura degli aiuti, adesso»

A dare lo spunto sono le parole di un’operatrice umanitaria, che racconta Gaza dal punto di vista dei più piccoli. «Non si tratta solo di sofferenza fisica, ma anche psicologica – evidenzia -. I bambini dicono ai genitori che vogliono andare in paradiso, perché lì almeno c’è da mangiare».  Nasce da qui l’appello urgente della Comunità del diaconato in Italia per la fine dell’assedio di Gaza e per un immediato cessate il fuoco, chiesto ormai da numerose organizzazioni.

«Non c’è una guerra ma uno sterminio», scrivono i diaconi italiani nel documento diffuso ieri, 29 luglio, denunciando l’uso della fame come arma e  richiamando l’articolo 11 della Costituzione italiana: «L’Italia ripudia la guerra». Di qui l’invito ai governi e alle Chiese a non attendere oltre: «È il momento di agire», esortano, sollecitando anche l’Unione europea a intervenire per porre fine all’assedio. A fronte della diffusione di malattie, della fame e delle stragi quotidiane nei punti di distribuzione alimentare, la denuncia dei diaconi si fa quindi preghiera e impegno: «I diaconi, come artigiani di pace, devono essere “icona luminosa” della grazia ricevuta e incarnare una diaconia della speranza, della fede e della carità».

Ancora, nell’appello si rilancia anche la richiesta, già espressa dal cardinale segretario di Stato vaticano Pietro Parolin, di riconoscere lo Stato di Palestina: «Due popoli, due Stati, in autonomia e sicurezza». Quindi, l’invito a tutti i diaconi e alle loro spose a unirsi all’appello, facendo della cura e dell’impegno per la dignità umana la via per costruire la pace: «I diaconi, come artigiani di pace, hanno il compito gravissimo e non deponibile di illuminare con la loro vita, la loro riflessione e le loro parole questo segno di speranza per l’umanità intera».

Parlano di «assedio totale» a Gaza anche da ActionAid. Un assedio che dura dal 2 marzo: «Nessun bene alimentare, nessun farmaco, nessun aiuto può entrare nella Striscia», è la denuncia dell’organizzazione. «All’Ospedale Al-Awda assistevamo circa 200 donne e bambini al giorno, oggi sono più di 2mila. Non riusciamo a far fronte alla situazione. La malnutrizione sta devastando madri e neonati. Registriamo un netto aumento dei parti cesarei, degli aborti spontanei e dei bambini nati sottopeso». A parlare è il direttore ad interim dell’ospedale, il dottor Mohammed Salha. «Non ci sono latte artificiale né alimenti. Le scorte sono esaurite. Il tempo a disposizione sta per finire e la situazione non è mai stata così grave – le sue parole, rilanciate da ActionAid -. Il nostro personale sopravvive con un solo pasto al giorno. Tre colleghi sono crollati nel Pronto soccorso la scorsa settimana a causa della fame, mentre lavoravano senza sosta per assistere i pazienti. Questa è una catastrofe umanitaria».

Nell’analisi di Jamil Sawalmeh, direttore di ActionAid Palestina, «gli aiuti limitati che riusciremo forse a consegnare nei prossimi giorni non sono affatto sufficienti rispetto ai bisogni urgenti. Le conseguenze a lungo termine della guerra e della fame, in particolare su donne e bambini, saranno profonde e generazionali». E aggiunge: «Un maggiore accesso agli aiuti umanitari è certamente positivo, ma sia chiaro: si tratta di misure temporanee. Quello di cui Gaza ha bisogno è un cessate il fuoco immediato e permanente, e la fornitura continua, senza ostacoli, di aiuti umanitari, guidata dalle Nazioni Unite, dall’Unrwa e da altre organizzazioni internazionali».

Sawalmwh parla di «momento cruciale per l’azione della comunità internazionale. È urgente – dice – esercitare una pressione globale su Israele affinché rispetti il diritto internazionale umanitario, garantendo un accesso sicuro e senza restrizioni agli aiuti. Non servono lanci aerei rischiosi. Non bastano pause temporanee. Serve una vera tregua duratura e la consegna sicura degli aiuti, adesso».

30 luglio 2025