A Santa Marcella la festa dei giovani pellegrini del Giubileo

L’appuntamento organizzato dalla Pastorale giovanile di Roma, dopo la Messa di accoglienza . Don Tedesco (Ufficio diocesano): «Non esiste una preghiera che non sia festosa e una festa che non sia una preghiera». 

Anche la Pastorale giovanile di Roma è entrata a gamba tesa nel clima travolgente del Giubileo dei giovani. Per qualche ora, ieri sera, 29 luglio, la piazza della parrocchia di Santa Marcella si è trasformata in una mini Tor Vergata. Quasi un assaggio di quello che sta bollendo in pentola per i prossimi giorni. L’entusiasmo di tantissimi ragazzi e ragazze si è propagato in ogni angolo. Musica, balli di gruppo, canzoni intonate a squarciagola, partite a ping pong e abbracci a più non posso hanno accompagnato la festa organizzata nella nuova sede della Pastorale giovanile. C’era anche la possibilità di confessarsi, di lasciare una preghiera in una cassetta della posta, di scrivere un proprio pensiero su uno specchio e di parlare con alcuni volontari. Molti giovani sono arrivati di corsa da san Pietro, dopo aver partecipato alla Messa di benvenuto. Avevano ancora stampata negli occhi l’incredulità mista alla gioia per la sorpresa  del Papa.

A dare il via ufficiale alla serata ci ha pensato don Alfredo Tedesco, direttore dell’Ufficio diocesano per la pastorale giovanile e parroco di Santa Marcella. Dal palco montato in piazza, ha guidato una preghiera e ha invitato tutti a essere una benedizione per gli altri. «È una tappa semplice e festosa nello spirito del Giubileo – ha spiegato il sacerdote -. Spesso tendiamo a creare una separazione, mettendo la preghiera da una parte e le cose festose dall’altra. In realtà, il cristiano, almeno dalle nozze di Cana in poi, sa che non esiste una preghiera che non sia festosa e una festa che non sia una preghiera».

Dietro di lui, il venticello serale smuoveva lo striscione con il motto della pastorale giovanile “Se credo in Dio è grazie a te”. «La fede passa attraverso la relazione – ha sottolineato don Alfredo -. I ragazzi, spesso, tendono a disperare, cioè a non sperare più, e a sentirsi soli. Invece nella relazione con gli altri scoprono la relazione con Dio». È proprio quello che sta accadendo in questi giorni a Santa Marcella, dove stanno trovando ospitalità 220 pellegrini. Ma le porte, assicura don Tedesco, rimarranno spalancate anche dopo il Giubileo. «Vorremmo far capire che il nostro è un centro aperto per i giovani di tutta Roma e non solo. Questa mi sembra una bella occasione per rilanciarlo». Il suo augurio è che i giovani entro domenica colgano un barlume di speranza. «Anche solo una parola, un incontro, o uno sguardo può cambiare la vita e donare la forza per ripartire in un cammino di fede – ha concluso -.  Prego il Signore per questo. A me è successo venticinque anni fa a Tor Vergata».

Miriam e Stefano, arrivati dalla diocesi di Savona, ne hanno avuto una dimostrazione proprio ieri sera. Erano tra i giovani che hanno partecipato alla Messa di benvenuto. La gioia per la sorpresa del Papa, hanno raccontato, è un’emozione difficile da spiegare. «Ingenuamente pensavamo che ci sarebbe stato lui a celebrare, quindi vederlo arrivare ci ha toccato molto. Così come quando ci ha chiesto di ripetere “Vogliamo la pace nel mondo”. È un tema che ci sta tanto a cuore». Stefano studia Giurisprudenza, ma non ha ancora ben capito quale potrebbe essere la sua vocazione. Miriam invece vede all’orizzonte una strada molto più delineata. Si sta formando per diventare una psicologa. Un desiderio che le è nato proprio in parrocchia. Attualmente si occupa dei gruppi del post cresima. «Il mio interesse verso gli altri è sbocciato facendo servizio in chiesa. Solo in questo modo riesco a sentire pienamente la mia fede».

Benedetta ed Edoardo invece giocano in casa. Fanno parte della parrocchia di San Policarpo. Anche loro erano a san Pietro per la Messa. Al momento della benedizione, hanno cominciato ad avviarsi verso l’uscita per non arrivare in ritardo alla festa. Poi hanno sentito l’annuncio e si sono ritrovati proprio in uno dei punti in cui Leone è passato con la Papamobile. «La Provvidenza ci ha teso la mano – hanno detto con un sorriso -. Le parole del Papa ci hanno toccato come se ce le avesse dette nostro padre. Vedere tutte quelle persone riunite in piazza ci ha fatto capire che non siamo da soli. E che, nel nostro piccolo, stiamo condividendo un’esperienza di fede molto più vasta. Il Giubileo ci sta aiutando a ricaricare le batterie». L’energia è già alle stelle.

30 luglio 2025