Sudan: possibile intesa per una tregua di 7 giorni
L’annuncio del ministero degli Esteri del Sud Sudan: il possibile stop ai combattimenti a partire dal 4 maggio. Dall’Unhcr un Piano regionale inter agenzie di risposta alla crisi
Da Juba, Capitale del Sud Sudan, arriva una dichiarazione del ministero degli Esteri rilasciata nella serata di ieri, 2 maggio, all’emittente al Arabiya, secondo cui il generale a capo dell’esercito sudanese Abdel Fattah al-Burhan e il leader delle forze paramilitari di supporto rapido (Rsf), il generale Mohamed Hamdan Dagalo, hanno concordato in linea di principio una tregua di sette giorni a partire da domani, giovedì 4 maggio.
Benché attualmente sia teoricamente in vigore una tregua di tre giorni, i combattimenti non si sono fermati, arrivando alla terza settimana, con entrambe le parti che si accusano a vicenda di aver violato le tregue precedenti. La conseguenza: oltre 10mila persone sono fuggite dal Sudan verso i Paesi confinanti, inclusi rifugiati sudanesi, rifugiati sud sudanesi che fanno ritorno prematuramente nel Paese d’origine e rifugiati già presenti in Sudan. L’Unhcr, l’Agenzia Onu per i rifugiati, con i governi e le organizzazioni partner ha calcolato una cifra iniziale di oltre 800mila rifugiati e persone che faranno ritorno nel Paese d’origine, in fuga dal Sudan verso Paesi limitrofi. Del numero totale, circa 600mila sarebbero rifugiati sudanesi e rifugiati ospitati in Sudan in cerca di sicurezza. A questi, si aggiungono più di 200mila rifugiati sud sudanesi e di altre nazionalità accolti in Sudan che potrebbero fare prematuramente ritorno nei Paesi d’origine.
In questo contesto, l’Unhcr lancerà un Piano regionale inter agenzie di risposta alla crisi di rifugiati (Regional Refugee Response Plan) che includerà i bisogni finanziari. Oltre al personale impiegato nelle operazioni già presenti nei Paesi limitrofi, ha inviato, la scorsa settimana, altri team di risposta all’emergenza e attivato la propria catena di rifornimento globale richiedendo circa 70mila kit di beni di prima necessità dalle basi di scorta da destinare a Ciad e Sud Sudan. In Sudan, è probabile che la sospensione di alcuni programmi umanitari possa aggravare i rischi a cui sono esposte le persone che fanno ora affidamento sugli aiuti per sopravvivere. La comunità di rifugiati e le controparti governative hanno riferito all’Unhcr che, da quando, due settimane fa, è scoppiata la crisi, oltre 60mila rifugiati si sono diretti verso Khartoum per mettersi in salvo nei campi rifugiati presenti negli Stati di White Nile, Gedaref e Kassala.
Una preoccupazione particolare, da parte dell’Agenzia Onu per i rifugiati, riguarda il Darfur, dove la situazione sul piano umanitario resta disperata. Si teme che le ostilità in corso possano alimentare le preesistenti tensioni etniche e intercomunitarie relative al territorio e all’accesso alle risorse, costringendo alla fuga un numero di persone ancor più elevato. In ogni caso, l’Unhcr è impegnata nell’attività di advocacy con i governi per avere rassicurazioni in merito al fatto che i richiedenti asilo possano continuare a fare ingresso nei Paesi limitrofi, anche senza essere in possesso di passaporto o altro documento d’identità.
3 maggio 2023

