La decisione, del Consiglio di amministrazione del Teatro, condivisa dal sindaco Ignazio Marino: «Un percorso mai intrapreso ma che può portare a una sua vera rinascita». Le proteste dei lavoratori
Si scrive “esternalizzazione” ma si legge “licenziamento”. Il consiglio di amministrazione dell’Opera di Roma ha approvato ieri, venerdì 2 settembre, il procedimento che manderà a casa gli orchestrali e i coristi del Teatro. A renderlo noto, il sindaco Ignazio Marino: «Un percorso mai intrapreso prima nel nostro paese, ma l’unico che può, in un momento drammatico per il nostro Teatro dell’Opera, portare a una sua vera rinascita».
«In una decisione così drammatica questo procedimento coinvolgerà 182 unità di personale su 460, non riguarda gli altri 278», ha precisato Marino. «Al momento non abbiamo deciso di procedere alla cancellazione dell’Aida del 27 novembre». Poi un appello: «Noi auspichiamo che tutti o parte di musicisti e artisti del coro si riuniscano e formino un soggetto. Ci sono 75 giorni per capire ed eventualmente trattare e definire il percorso successivo. Se si organizza tutto nel migliore dei modi dal 1 gennaio il teatro dell’Opera potrebbe aver nuova orchestra e coro».
Per il ministro dei Beni e delle Attività culturali Dario Franceschini ha commentato: «È un passaggio doloroso ma necessario per salvare l’Opera di Roma e ripartire». Contro la decisione si scagliano i musicisti dell’Opera: «È un licenziamento ingiustificato e discriminatorio, c’è un progetto di smantellamento del Teatro dell’Opera – sostiene il primo trombone Marco Piazzai (Fials Cisal) -. E forse Muti l’aveva capito e per questo se n’è andato. Ma siamo pronti a impugnare la decisione».
Il sovrintendente Fuortes ha chiarito bene che i musicisti «se vorranno, potranno, come avvenuto da altre parti, dare vita a un’orchestra nuova, basata su relazioni trasparenti, sulla qualità e sull’innesto di giovani talenti, che punti a ricostruire con il Teatro un nuovo e diverso rapporto. Del resto non dimentichiamo che la situazione era diventata talmente insostenibile da costringere pochi giorni fa il Maestro Muti ad andarsene platealmente. Non dappertutto è successo questo e anzi, con le stesse identiche regole, altre Fondazioni Lirico Sinfoniche, come Scala e Santa Cecilia, all’opposto dell’Opera di Roma, hanno avuto buoni bilanci e ottime relazioni con i musicisti, crescendo di qualità sino a raggiungere i criteri per l’autonomia del decreto che ho firmato proprio ieri».
3 ottobre 2014

