Teoria del gender, un corso in quattro tappe

Nel primo incontro si è parlato di come arrivare a una pari dignità tra uomo e donna. La coordinatrice Buracchini: «esaltare complementarietà biologica»

Nel primo incontro si è parlato di come arrivare a una pari dignità tra uomo e donna. La coordinatrice Buracchini: «esaltare complementarietà biologica» 

«All’immagine di uomo-donna propria della ragione naturale e in particolare del cristianesimo si oppone un’antropologia alternativa… Essa rifiuta il dato, iscritto nella corporeità, che la differenza sessuale possiede un carattere identificante per la persona». Una pericolosa deriva culturale dalla quale Papa Wojtyla metteva in guardia ben 17 anni fa. In un discorso al Pontificio Istituto Giovanni Paolo II, il 7 agosto del 1999 infatti diceva: «la paternità e la maternità sono concepite come un progetto privato da realizzare anche mediante l’applicazione di tecniche biomediche che possono prescindere dall’esercizio della sessualità coniugale».

Parole profetiche, dunque, sulle quali sono stati chiamati a riflettere sabato 5 marzo i partecipanti al corso di formazione per adulti promosso dalla Fondazione Ut vitam habeant e dal Centro per la Pastorale familiare del Vicariato al Centro di Formazione San Giovanni Paolo II. Destinatari del percorso formativo, dal titolo “la teoria del gender: quale antropologia alternativa”, genitori, operatori di pastorale della vita, personale socio-sanitario, insegnanti, educatori e catechisti.

«L’allarme su questa ideologia, che rasenta il delirio del soggettivismo – come aveva scritto già due anni fa il cardinale Elio Sgreccia, presidente emerito della Pontificia Accademia Pro Vita – è aumentato in questi ultimi mesi quando si ipotizza di intaccare l’identità maschile e femminile anche all’intero del rapporto di paternità e maternità». Un tentativo, «di rendere artificiale non soltanto l’atto procreativo, ma anche il rapporto coniugale naturale e nel contesto sponsale».

Di fronte a queste sfide, o meglio ad «un momento di convulso smarrimento culturale», la famiglia cattolica, esortava ancora Sgreccia, è «invitata a diventare soggetto attivo della pastorale della Chiesa e non soltanto oggetto delle cure pastorali, riaffermando la sua fondazione sacramentale». «Condividiamo la necessità di superare tanti stereotipi tra uomo e donna – sottolinea Luca Pasquale, del Centro per la pastorale familiare del Vicariato -. Purtroppo il maschilismo, l’antropocentrismo, è ancora dominante in vasti campi della nostra società, ma il percorso per superarlo e per arrivare ad una pari dignità tra uomo e donna non può passare dall’ideologia Gender. Il conflitto tra sessi non aiuta, anzi impedisce il confronto, crea disorientamento dell’identità sessuale».

Il corso, articolato in quattro tappe, «propone un itinerario ad hoc che mette a fuoco l’intera tematica e tutte le problematiche conseguenti – spiega la coordinatrice Maria Pia Buracchini -. L’intento è quello di illuminare di grandezza, verità e bellezza la dimensione sessuata del maschio e della femmina nella differenza sessuale e nella complementarietà biologica, funzionale, psicologica e sociale che ne consegue». Prossimo appuntamento, sabato 19 marzo.

 

7 marzo 2016