Ucciso a Milano il killer di Berlino

Anis Amri, tunisino, fermato da una volante per un controllo, ha estratto la pistola e fatto fuoco contro uno dei due poliziotti. L’altro lo ha ucciso

Anis Amri, tunisino, fermato da una volante per un controllo, ha estratto la pistola e fatto fuoco contro uno dei due poliziotti. L’altro lo ha ucciso

La volante della polizia lo aveva fermato alle tre della notte scorsa, tra giovedì 22 e venerdì 23 dicembre. Il motivo: un semplice controllo. Il giovante tunisino camminava da solo in zona Sesto San Giovanni, a Milano. Gli hanno chiesto i documenti. Lui invece dallo zaino ha estratto una pistola con cui ha fatto fuoco contro uno dei due agenti; l’altro a quel punto, un poliziotto in prova con soli 9 mesi di servizio, ha risposto al fuoco e lo ha ucciso.

La pistola del giovane, confermano gli inquirenti, è è la stessa da cui sono partiti i colpi che hanno ucciso l’autista polacco del tir usato per la strage al mercatino di Berlino. Questa mattina dal riscontro sulle impronte digitali è arrivata la conferma che si tratti di Anis Amri. Sul suo corpo, trovato anche un biglietto del treno che aiuta a ricostruire i suoi ultimi spostamenti. L’ipotesi dell’antiterrorismo è che volesse raggiungere il sud Italia.

Il tunisino era arrivato a Lampedusa nel 2011, per essere poi trasferito nel centro di accoglienza di Belpasso. Ai due agenti che lo hanno fermato, Cristian Movio e Luca Scatà, è andato il grazie del minsistro degli Interni Minniti. «Guardiamo all’equipaggio della volante – ha detto questa mattina dando la notizia in una conferenza stampa – come a persone straordinarie, giovanissimi che facendo il loro dovere hanno fatto un servizio straordinario alla comunità. Interpreto il sentimento del nostro Paese nel dire che l’Italia è a loro grata».

23 dicembre 2016