Usa, i vescovi con Obama per limitare la diffusione delle armi

I presuli dopo le parole del presidente sulla necessità di misure di controllo: «Ci auguriamo che il Congresso prenda la questione in modo più serio»

I presuli dopo le parole del presidente sulla necessità di misure per regolare la vendita: «Ci auguriamo che il Congresso prenda la questione in modo più serio»

Secondo dati circolati sui media, solo nel 2013 negli Usa ci sono stati più di 33mila uccisi da armi da fuoco. Un tema, quello della violenza nella società statunitense, sul quale i vescovi si sono espressi più volte, chiedendo «politiche ragionevoli» per contribuire a ridurla. Ora, dopo le parole del presidente Obama sulla necessità  di misure per regolare la vendita e la diffusione delle armi da fuoco, sono tornati a prendere posizione. «Grazie a Dio – ha scritto il 5 gennaio sul suo blog il vescovo di Dallas Kevin Joseph Farrell – c’è qualcuno che ha finalmente il coraggio di colmare le lacune nelle nostre vergognose leggi sul controllo delle armi per ridurre il numero di stragi, suicidi e omicidi che sono diventati una piaga nel nostro Paese». Ancora, il presule ha qualificato la proposta di Obama come «moderata» e ha interpretato la reazione veemente del Congresso alla luce del fatto che esso «si è spudoratamente venduto alla lobby delle armi».

A riferirlo è l’Agenzia Fides, che rende nota anche la decisione, ribadito da monsignor Farrel, di mantenere il divieto di introdursi armati e mostrare armi nel luoghi pubblici che dipendono dalla stessa diocesi, nonostante la recente disposizione che in Texas ora consente ai detentori di armi di portarle con se’ ed esibirle in pubblico. Nelle parole del vescovo, è una scelta «fondata nella convinzione che le nostre chiese, scuole e altri luoghi di culto sono destinati ad essere santuari, luoghi sacri in cui le persone vengono a pregare e partecipare alle celebrazioni della Chiesa».

Vasta la gamma di politiche sulle quali nel corso degli anni è intervenuta la Conferenza episcopale degli Stati Uniti: dal matrimonio omosessuale al traffico di esseri umani; dalla pena di morte al fenomeno dell’immigrazione. È datato 1994 il documento “Confronting a Culture of Violence”, nel quale i vescovi statunitensi riprendevano l’appello lanciato da una nonna ai funerali del nipote: «Speriamo che qualcuno, da qualche parte, in qualche modo, farà  qualcosa circa le ragioni che stanno portando i nostri figli a uccidersi l’un l’altro».

È il documento al quale ha fatto riferimento il 6 gennaio l’arcivescovo di Miami Thomas Wenski, in un comunicato pubblicato dalla Conferenza episcopale Usa. «Per molto tempo – si legge nel testo pervenuto a Fides – i vescovi degli Stati Uniti hanno chiesto politiche ragionevoli per contribuire a ridurre la violenza con le armi. La violenza nella nostra società è un problema complesso, con molte sfaccettature, e prende molte forme. Anche se nessun provvedimento è in grado di eliminare tutti gli atti di violenza che coinvolgono le armi da fuoco, accogliamo con favore gli sforzi ragionevoli volti a salvare vite umane e rendere le comunità  più sicure». Da ultimo, un auspicio: «Ci auguriamo che il Congresso prenderà questa questione in modo più serio, considerando tutti i vari aspetti in essa implicati».

8 gennaio 2015