Violenza su una donna su tre. A rischio separate e divorziate

Un quadro drammatico dai dati Istat raccolti su un campione di 25mila donne. Molte colpite anche in gravidanza. Cresce l’informazione

Un quadro drammatico dai dati Istat raccolti su un campione di 25mila donne. Molte colpite anche durante la gravidanza. Tra i segnali incoraggianti, la maggiore informazione 

Sono quasi 7 milioni le donne che, in Italia, hanno subito durante la vita una qualche forma di violenza e che, in termini proporzionali, rappresentano circa un terzo (31,5%) della popolazione femminile di età compresa tra i 16 e i 70 anni. Di queste, il 20,2% ha subito violenza fisica, il 21% violenza sessuale e il 5,4% stupri (652 mila donne) o tentati stupri (746 mila).

A rivelarlo è la seconda indagine ad hoc sul tema, realizzata dall’Istat e presentata venerdì 5 giugno a Roma. Dopo il primo, pubblicato nel 2006, questo nuovo lavoro dell’Istituto statistico (“La violenza contro le donne dentro e fuori la famiglia”) racconta come in nove anni poco o nulla sembri essere cambiato.

I dati, raccolti su un campione di circa 25 mila donne, di cui 4mila straniere, svelano un Paese in cui il genere femminile subisce diverse forme di soprusi, da quelli fisici, che vanno dallo schiaffo al tentativo di strangolamento, fino a quelli sessuali e psicologici, come le denigrazioni, il controllo dei comportamenti, le strategie di isolamento, le intimidazioni e le limitazioni economiche imposte dal compagno.

A subire maggiormente i pugni e i calci sono le straniere (25,7% contro 19,6%) mentre le italiane sono più spesso vittime di molestie sessuali (21,5% contro 16,2%) sebbene le prime siano molto più soggette a subire stupri (7,7% contro 5,1%), in particolare le donne moldave (37,3%), le rumene (33,9%) e le ucraine (33,2%).

Le donne in assoluto più a rischio sono quelle separate o divorziate, che hanno subito soprusi in misura maggiore rispetto alle altre (51,4% contro 31,5%) e, dato allarmante, è aumentata la percentuale dei figli a cui è toccato di assistere ad episodi di violenza nei confronti della madre (dal 60,3% del dato del 2006 al 65,2% rilevato nel 2014).

Critica anche la situazione delle donne con problemi di salute o disabilità: malmenate e violentate il 36% di chi è in cattive condizioni di salute e il 36,6% di chi ha limitazioni gravi. Un quadro che racconta un orrore, se possibile, ancora più agghiacciante: il rischio di subire stupri o tentati stupri, per queste donne fragili, è infatti doppio (10% contro il 4,7% delle donne che stanno bene).

Resta poi lo “zoccolo duro”, secondo una definizione dell’Istat, degli stupri e tentati stupri, fermo all’1,2% come nel 2006 e, soprattutto, si accentua la gravità delle violenze messe in atto dagli attuali compagni, persino durante una gravidanza, in grado di causare ferite (dal 26,3% al 40,2%), cosicché nelle donne si è anche accentuato, per queste ragioni, il timore di perdere la vita (dal 18,8% del 2006 al 34,5% del 2014).

Emergono tuttavia dei segnali incoraggianti, grazie anche ad una maggiore informazione e ad un clima sociale di maggiore condanna della violenza. E così dall’indagine emerge, rispetto alla rilevazione precedente, un calo del fenomeno specie nei confronti delle studentesse da parte dei propri fidanzati (dal 5,3% al 2,4%), degli ex (dal 17,1% all’11,9%) e dei non partner (dal 26,5% al 22%).

Alla maggiore capacità delle donne di uscire dalle relazioni violente o di prevenirle si affianca anche una più elevata consapevolezza: sempre più spesso, infatti, la violenza subita dal compagno viene considerata un reato (dal 14,3% al 29,6%) e la denunciano di più alle forze dell’ordine (dal 6,7% all’11,8%). Oppure ne parlano molto di più con qualcuno (dal 67,8% al 75,9%) e cercano aiuto presso i servizi specializzati, i centri anti-violenza e gli sportelli dedicati (dal 2,4% al 4,9%).

Quanto alla diffusione territoriale, le violenze sessuali sembrano essere più frequenti al Sud, quelle fisiche al Centro Italia mentre invece nel 2006 il valore più alto era quello del Nord-Est (14,2%), sceso al 10,7% nel 2014. Un trend in discesa anche per le Isole (dal 12,7% al 9%).

5 giugno 2015