Vittime del mare: altri 2 bambini annegati nell’Egeo

È il secondo naufragio mortale della settimana; il terzo nel mese. Unicef: «Garantire ai minorenni percorsi sicuri e legali». Dal Mediterraneo la denuncia di Msf: imbarcazione della Guardia costiera libica spara in aria e respinge 29 donne e bambini

Nella giornata di ieri, 28 novembre, «due bambini e due donne sono annegati dopo che la loro barca ha urtato contro gli scogli ed è affondata al largo dell’isola di Samos, in Grecia. Si tratta del secondo naufragio nel Mar Egeo che ha causato la morte di bambini questa settimana e del terzo naufragio di questo mese». A renderlo noto è Ghassan Khalil, rappresentante dell’Unicef in Grecia, in una dichiarazione rilanciata oggi dall’organizzazione delle Nazioni Unite.

Una persona su cinque che tenta di raggiungere l’Europa attraverso le rotte migratorie mortali è un minorenne, ricordano dall’Unicef, aggiungendo che la maggior parte di loro fugge da conflitti e povertà. Negli ultimi dieci anni, centinaia di bambini hanno perso la vita durante questo viaggio. Morti «tanto prevenibili quanto tragiche». Basti pensare che dal 2014 almeno 2.508 persone sono morte nel Mediterraneo orientale.

L’Unicef chiede ai governi di «usare il Patto migrazione e asilo per rafforzare il loro impegno a salvaguardare i bambini. Bisogna garantire ai minorenni percorsi sicuri, legali e accessibili per cercare protezione e ricongiungersi con i propri familiari – afferma Khalil -. Per salvare le vite dei bambini sono necessarie operazioni coordinate di ricerca e salvataggio in mare, garantire uno sbarco sicuro, un’accoglienza su base comunitaria e l’accesso ai servizi di asilo».

È di questa mattina invece la nuova tragedia nel Mediterraneo centrale di cui è stata testimone la Geo Barents, la nave di ricerca e soccorso di Medici senza frontiere (Msf). Mentre stava raggiungendo un gommone in difficoltà per soccorrere le persone a bordo, la Geo Barents ha trovato sulla scena un’imbarcazione veloce, con persone armate a bordo, nelle immediate vicinanze. Le persone sopravvissute e tratte in salvo da Msf, in totale 83 uomini e minori non accompagnati, hanno riferito che 29 donne e bambini erano stati in precedenza intercettati dopo essere stati minacciati con le armi. Secondo le loro testimonianze, uomini armati hanno minacciato le persone sul gommone e hanno sparato in aria, facendo cadere in acqua oltre 70 persone. L’équipe di Msf ha portato in salvo tutte le persone che erano in acqua e a bordo del gommone, mentre l’altra imbarcazione veloce si è allontanata con 29 donne e bambini a bordo. Dall’organizzazione parlano di «comportamento aggressivo e irresponsabile» che «mette in pericolo la vita di molte persone e separa interi nuclei familiari». Gli 83 uomini e ragazzi salvati, informano, «sono ora a bordo della Geo Barents in stato di disperazione, poiché i loro familiari (donne e bambini) sono stati respinti con forza in Libia».

Prima del soccorso, riferiscono, un’altra imbarcazione veloce, che ha dichiarato appartenere alla Guardia costiera libica, ha esortato la Geo Barents a procedere al soccorso  del gommone che stava affondando, aggiungendo che poi avrebbe potuto imbarcare anche le donne e i bambini. Tuttavia, la seconda imbarcazione con uomini armati che li aveva a bordo non ha seguito queste stesse istruzioni, impedendo alla Geo Barents di soccorrere donne e bambini. Msf ha contattato quindi il Centro di coordinamento libico a terra, ma dopo lunghe trattative la situazione è rimasta invariata. Attualmente, dopo aver effettuato questo salvataggio in acque internazionali, la Geo Barents si sta dirigendo verso il porto di Brindisi, assegnato dalle autorità italiane.

29 novembre 2024