Warduni: la liberazione di Ramadi, «notizia incoraggiante»
Il vescovo di Baghdad commenta la riconquista della città sunnita da 8 mesi in mano all’Isis. E denuncia: «Tanti Giuda pronti a vendersi»
Il vescovo caldeo di Baghdad commenta la riconquista da parte dell’esercito iracheno della città sunnita da 8 mesi in mano all’Isis. E denuncia: «Tanti Giuda pronti a vendersi»
Era in mano ai miliziani dello Stato islamico da circa 8 mesi la città di Ramadi, a maggioranza sunnita, snodo strategico tra Siria e Iraq, a circa 100 chilometri da Baghdad, riconquistata nei giorni scorsi dall’esercito iracheno. «Una notizia incoraggiante che darà forza e sostegno a tutti coloro che lottano per la propria nazione e il proprio popolo, perché vivano in serenità», commenta il vescovo caldeo ausiliare di Baghdad Shlemon Warduni. Eppure, secondo il presule, «questa notizia deve farci riflettere su come sia stato possibile che una città importante come questa sia stata conquistata dallo Stato islamico in pochissimo tempo e ci siano voluti mesi per liberarla. Ci sono tanti Giuda, infatti, pronti a vendersi per qualche interesse politico, materiale o per fanatismo religioso. Come è possibile che ciò accada in un Paese ricco e forte? Da dove proviene tutta questa zizzania?».
Per monsignor Warduni, la speranza «di tutti gli iracheni» resta la liberazione della città di Mosul e della Piana di Ninive. «Questo – osserva – permetterà a tantissimi, cristiani, musulmani e membri delle minoranze del Paese, di fare rientro nelle loro case e proprietà. L’Iraq ha bisogno di pace, di giustizia e di rispetto dei diritti». Per questo è necessaria l’unità: «Solo un Paese unito – le parole del presule – può riuscire a vincere i propri nemici e i traditori. Dobbiamo cercare l’unità e la lealtà, come ci invita a fare il nostro patriarca Louis Sako. L’Occidente e il mondo arabo, dove è nato questo fanatismo scioccante, guardino al bene dell’uomo e si impegnino in questa direzione».
29 dicembre 2015

