Zuppi: abusi minori, cinque linee di azione della Cei

Ampio spazio al tema nella conferenza stampa finale dell’assemblea generale. Il ricordo dell’accoglienza degli ucraini. Il pensiero a Roma e al convegno del ’74

Cammino sinodale, lotta agli abusi, pace. Sono stati i temi principali della prima conferenza stampa del nuovo presidente della Cei, il cardinale Matteo Zuppi, al termine dell’Assemblea generale dei vescovi italiani. «Papa, vescovi e sinodalità: è un camminare insieme, come qualcosa di profondamente unito», ha esordito l’arcivescovo di Bologna, ricordando la presenza «per la prima volta dei referenti del cammino sinodale per regione». Tra di essi, molti laici e molte donne. «Non si tratta di una ricerca sociologica ma di mettersi ad ascoltare, è la Chiesa che si mette ad ascoltare sia all’interno che tutti gli altri». Zuppi ha ricordato il caso di interi consigli comunali, ordini professionali e gruppi più disparati. Rispondendo a una domanda, ha sottolineato che la pandemia ha rallentato un po’ i lavori ma che in ogni caso sono arrivate oltre 200 relazioni, sintesi di 50.000 gruppi.

«La scelta è di continuare su questa strada, farne quasi dei grandi stati generali in cui non parlarsi addosso ma ascoltare. Un metodo, anche per farci ferire, perché ogni domanda ci costringe a cambiare. È il materiale che servirà a prendere le decisioni nei prossimi anni. Un atteggiamento spirituale». Zuppi ha spiegato che «certamente come Chiesa dobbiamo dire qualcosa ma molti facciamo fatica ad ascoltare e qualche interlocutore non ha l’impressione di essere ascoltato». A questo proposito ha raccontato l’aneddoto di una trasteverina «verace» che «una volta mi apostrofò, con parole irripetibili, perché avevo la testa da un’altra parte: “Aho, ma me voi sta a sentì?” Ecco, qualche volta siamo così».

L’ex vescovo ausiliare di Roma ha indicato alcune priorità: gli anziani, con «la Caritas estremamente preoccupata per l’assistenza domiciliare, le medicine, il disagio abitativo». I giovani, che soffrono la «fragilità di malattie di relazione, per cui il potenziamento di centri estivi e doposcuola sarà un’altra priorità». E ancora «i morti sul lavoro e la violenza sulle donne, con la domanda che questo comporta e con la povertà che amplifica il fenomeno».

Riguardo alla guerra, Zuppi ha sottolineato l’«accoglienza in moltissime comunità» dei rifugiati ucraini, ricordando che sarà necessaria nel tempo, per l’inserimento di quanti vorranno rimanere. Ma ha invitato anche a non dimenticare le altre tragedie: i 70 dispersi di ieri nel Mediterraneo, la Libia, l’Afghanistan. «Qualche volta si spengono i collegamenti» mediatici e «la tragedia dell’Afghanistan rischiamo di dimenticarla», ha aggiunto, ribadendo che sarà fatto il possibile per aderire al trattato Onu per bandire armi nucleari.

Ampio spazio è stato dedicato al tema degli abusi. «C’è stata tanta attenzione, il lavoro di un anno, monsignor Baturi e monsignor Ghizzoni sono stati protagonisti di questa scelta italiana nel modo di affrontare la questione. Il primo pensiero è sempre per le vittime», ha detto Zuppi. Che ha poi sottolineato l’importanza dei report, che saranno diffusi in occasione del 18 novembre, giornata di preghiera per le vittime degli abusi. «La discussione di tutti i vescovi è stata reale, con sfumature diverse. Questi mesi non sono serviti né per rimandare né per fare melina, ma per fare una cosa seria, dovuta, sia alle vittime che a Santa Madre Chiesa, che viene disonorata insieme con le vittime, anche quando sono figli o fratelli della Chiesa a causare dolore».

Zuppi ha illustrato le cinque linee di azione che la Chiesa italiana vuole seguire: rafforzare la rete dei servizi diocesani per la tutela dei minori e delle persone vulnerabili, con staff composti da laici e professionisti, già presenti in tutte le diocesi. Rafforzare la rete dei centri di ascolto, partiti un anno fa e presenti nel 70% delle diocesi. Un report nazionale sulle attività di prevenzione e sui casi di abuso che sarà affidato a due istituti universitari di criminologia e vittimologia (il nome non può essere ancora divulgato per questioni amministrative). Collaborare con la Congregazione per la Dottrina della fede sui dati dal 2000 al 2021, verificati da centri indipendenti. Collaborare con l’osservatorio del Ministero della famiglia per il contrasto alla pedofilia e alla pornografia.

«Avremmo potuto cominciare da prima, magari dal 1945? Così ci sembra più serio, ci fa più male e affrontiamo le contraddizioni vere», ha detto Zuppi rispondendo a diverse domande. «Il problema non è solo quantitativo ma anche qualitativo», ha aggiunto. Nessuna resistenza da parte dei vescovi: «Non vogliamo fuggire o nasconderci. C’è la necessità di chiarire, la scelta dei 20 anni è perché in questo periodo ci siamo noi. Giudicare con i criteri di oggi fatti di 80 anni fa non avrebbe molto senso. Qui si valuta con esattezza. Ci prenderemo le botte che dobbiamo, ci assumeremo le nostre responsabilità». Zuppi ha anche dichiarato che il discorso dei risarcimenti è aperto e ha detto di essere pronto ad incontrare le associazioni dei sopravvissuti.

Infine, spazio anche a Roma e al ricordo personale del convegno del 1974 “Le attese di carità e giustizia nella diocesi di Roma”. Un «riferimento rimasto nella Chiesa di Roma, tanto che ancora ne parliamo pur essendo un mondo lontano. I vescovi ascoltavano, erano assemblee infinite ma c’era entusiasmo. Su Roma problematica potremmo scrivere un’enciclopedia, è così dai tempi di Romolo e Remo… Lo imparo adesso – ha aggiunto rispondendo a una domanda – che il cardinale vicario ha detto che sarò vicino alla diocesi di Roma. Forse perché dovrò venire qui un po’ più spesso ma spero non troppo», ha concluso con il suo consueto humor.

27 maggio 2022