#1euroafamiglia, per «creare un “vaccino” contro le conseguenze economiche del Covid»

Un progetto nuovo, dal basso, di Fondazione Forum che vede protagoniste famiglie che aiutano altre famiglie. Ne parlano Gigi De Palo e fr. Marco Vianelli

#1euroafamiglia è la campagna di raccolta di micro donazioni per aiutare le famiglie in difficoltà economica temporanea. Attraverso un impegno minimo di 1 euro, si potranno aiutare migliaia di persone che in questo periodo stanno avendo problemi a pagare la rata del mutuo o le bollette e stanno dando fondo ai loro risparmi. Il progetto non si ferma all’aiuto economico ma, attraverso una rete di consulenti familiari e associazioni specializzate, offre a chi ne avrà bisogno servizi di supporto per qualsiasi necessità familiare. L’idea è quella di dare non solo soldi ma di creare una rete di “famiglie per le famiglie” che si supporta vicenda. Questo è in sintesi il progetto “Un euro a famiglia”, promosso dalla Fondazione Forum delle associazioni familiari, una realtà nata dalla rete del Forum delle associazioni familiari.

Durante il primo lockdown sono arrivate al Forum lettere di famiglie, con una situazione lavorativa non toccata dall’emergenza, che erano disposte a offrire una parte dello stipendio per aiutare le famiglie impossibilitate a lavorare a causa delle chiusure imposte per cercare di frenare i contagi. «L’iniziativa – racconta il presidente della Fondazione e del Forum delle associazioni familiari, Gigi De Palo – nasce, in particolare, da una lettera di un medico specializzando, che, dopo aver visto un video messaggio del Forum che ringraziava le famiglie, si rendeva disponibile a destinare circa duemila euro per cinque/sei mesi a famiglie in sofferenza economica. Nella missiva la dottoressa spiegava di ricevere un compenso lavorativo extra per occuparsi di Covid ma anche che quel lavoro l’avrebbe svolto ugualmente senza chiedere niente in più e che, pertanto, sarebbe stata contenta di coprire con quei soldi un po’ di spese di famiglie in difficoltà. Così l’ho messa in contatto con una famiglia con un figlio appena nato, che aveva difficoltà a pagare il fitto di casa perché il settore in cui lavorava il capofamiglia era fermo per le misure anti Covid. Da questo aiuto economico, iniziale, è nata una bella amicizia». Dopo quella lettera, che viene letta in un video dall’attrice Beatrice Fazi per promuovere la campagna, sono arrivate tante altre mail dello stesso tenore alle associazioni del Forum.

«Il Covid continua e continuerà ad avere effetti anche economici per molto tempo, per questo abbiamo pensato di renderci facilitatori tra chi vuole aiutare e chi chiede aiuto – spiega De Palo -, nella logica della sussidiarietà. Abbiamo ideato una sorta di azionariato popolare delle famiglie che aiutano le altre famiglie, chiedendo a chi in questo periodo sta meglio di donare un euro al mese. Si tratta di una proposta sostenibile: l’obiettivo è parlare a tutte le famiglie italiane. È un progetto che nasce dal basso. Le persone sanno già cos’è il bene comune, noi cerchiamo di aiutarle a concretizzarlo». Insomma, “con #1euroafamiglia abbiamo pensato di creare una sorta di “vaccino” contro le conseguenze economiche più gravi del Covid-19». I proventi della campagna saranno raccolti nel “Fondo Famiglie” e destinati al 100% al sostegno economico di famiglie in difficoltà mentre le spese del progetto saranno sostenute interamente dal Forum.

«La differenza rispetto ad altri progetti simili – precisa il presidente del Forum – è che qui non ci sono il grande donatore o le banche ma le famiglie che aiutano altre famiglie. L’obiettivo vero del progetto non è solo dare una mano a chi è in difficoltà ma creare un’osmosi sana, bella, un meccanismo virtuoso grazie al quale le famiglie si aiutano tra di loro e ci si rende davvero conto di essere una famiglia di famiglie. E dove ognuno dà il poco che può». De Palo chiarisce: «Noi non ci sostituiamo a Caritas che aiuta le famiglie in povertà grave, noi aiutiamo quelle in difficoltà temporanea perché non riescono a pagare una rata del mutuo o qualche mese del fitto di casa. Cerchiamo di fare da cuscinetto in queste situazioni».

Il Forum ha già versato nel fondo 30mila euro e sono arrivate anche altre donazioni. È stato realizzato il sito fondofamiglie.org: in homepage c’è scritto “Partecipa”, cliccando si può donare. Le persone anziane, con meno dimestichezza su internet, o i bambini del catechismo possono andare a donare l’euro mensile in parrocchia. Un ruolo importante lo avranno anche i social: «Le infografiche del progetto saranno condivise sulle pagine Facebook delle associazioni che aderiscono al Forum, l’iniziativa sarà fatta conoscere anche tramite WhatsApp e con incontri su Zoom. Domanderemo alle famiglie che donano di farsi promotrici del progetto – aggiunge -. Inoltre, chiederemo anche ai politici di aderire a #1Euroafamiglia e di renderlo noto attraverso un tweet. Importante sarà l’effetto moltiplicatore».

Un aspetto fondamentale del progetto è la sinergia con la “Rete che ascolta”, progetto della Chiesa italiana, promosso dall’Ufficio nazionale per la pastorale della famiglia, dal Servizio nazionale per la pastorale delle persone con disabilità e dalla Caritas Italiana, in collaborazione con la Conferenza dei consultori familiari di ispirazione cristiana e l’Unione consultori italiani prematrimoniali e matrimoniali. Le famiglie in difficoltà temporanea potranno telefonare al numero 06.81159111, curato dalla Rete che ascolta, che «valuterà il problema e la risposta necessaria, attraverso un consultorio della Rete oppure una presa in carico della Caritas o un aiuto attraverso il Fondo famiglie. L’obiettivo ultimo – dichiara De Palo – è far capire alle famiglie che non sono sole. Ma non finisce qui: la famiglia che riceve il dono, non in maniera vincolante, viene invitata, una volta che ha risolto il suo problema, a rimettere in circolo queste risorse. Inoltre, verrà accompagnata durante il percorso dalle associazioni che abbiamo sul territorio, se lo vorrà, anche per altre problematiche».

«È un’intuizione felice affidare lo screening iniziale delle richieste che arrivano alla Rete che ascolta – commenta fr. Marco Vianelli, direttore dell’Ufficio nazionale per la pastorale della famiglia della Cei e membro del Consiglio direttivo del Forum e della Fondazione -, proprio perché, fatto da professionisti formati per un ascolto empatico e più profondo, garantisce un ascolto reale e competente di chi, in qualche modo bisognoso, fa una domanda che molte volte non è chiara: a volte il problema non è costituito neppure dalla scarsità di soldi ma dalla gestione del bilancio familiare, allora il problema si sposta su un altro piano, oppure c’è un figlio disabile e non si riesce a gestire la problematica connessa. Se ci si fermasse solo alla domanda formulata dal bisognoso ci sarebbe il rischio di non comprendere la reale necessità».
Un’apposita Commissione di valutazione (composta dal CdA della Fondazione Forum delle associazioni familiari) verificherà la rispondenza dei requisiti della famiglia richiedente, dandole accesso ai benefici del Fondo Famiglie e seguendone la situazione fino alla risoluzione della criticità. La rete di supporto su cui poggia #1euroafamiglia è costituita da circa 300 consulenti familiari, che fanno riferimento a 596 associazioni, attive da anni sul territorio nazionale e a livello regionale e locale, in rappresentanza di quasi 4 milioni di famiglie.

Fr. Marco sottolinea la peculiarità dell’iniziativa: «In famiglia se un figlio ha una difficoltà economica, prima di rivolgersi a una banca, chiede aiuto a un genitore, a un nonno, a uno zio. Nella logica familiare ci si aiuta a vicenda: chi ha di più dà a chi sta in difficoltà. La novità del progetto è che questo modo di agire si estende a famiglie che si prendono cura di altre famiglie». E l’aiuto, ribadisce fr. Vianelli, non è solo materiale: «Con il progetto viene offerta la possibilità di essere collocati in una rete di relazioni e di contesti associativi che possono sostenere quella famiglia. Il problema delle famiglie non è solo la precarietà economica o altri generi di problemi ma la mancanza di reti, senza le quali hanno più difficoltà di salvarsi. Quindi, questo progetto mira a introdurre le persone in reti di relazioni e a educarle alla solidarietà, a una socialità collettiva, a scoprire che non si è mai così bisognosi da non poter aiutare un altro. Le famiglie aiutano le famiglie a costruire il bene comune e questo è interessante perché si declina il genoma familiare, il lessico familiare nella società». (Gigliola Alfaro)

22 novembre 2021