Gite scolastiche, la vita nella sua luce più limpida

Una riflessione su un’esperienza significativa nella vita dei ragazzi, seppure problematica e faticosa per i docenti accompagnatori, tra i motivi educativi e i momenti di leggerezza

In questo periodo ci sono le uscite didattiche, ovvero – alla vecchia – le gite scolastiche. Negli ultimi anni s’è spesso parlato di questa esperienza così significativa (anzitutto per la vita di ognuno di noi: chi non conserva un ricordo indelebile, qualunque esso sia, di una propria gita scolastica?), ma se n’è parlato come capita per tutto ciò che riguarda la scuola: fiumi di parole sul dato problematico, emergenziale, l’enfasi sul caso isolato quasi sempre tragico, insomma le gite scolastiche come esempio lampante e incontestabile di quanto la scuola italiana non funzioni e tutto sia un po’ uno scatafascio.

Ma sarà che ieri guardavo le bellissime foto postate da una mia cara amica su un viaggio della sua scuola a Palermo nei luoghi di don Pino e di Peppino Impastato, sarà che ancora ho in mente le giornate splendide del viaggio fatto in Grecia quest’anno con le mie classi, sarà che sempre ieri mi sono riunito con altre colleghe e altri colleghi per discutere di un’uscita che faremo a maggio a Recanati, saranno i ricordi che alla fine ho riportato a casa da ogni uscita didattica vissuta nella mia carriera di insegnante e che ora mi tornano in mente, insomma, alla fine ho deciso di condividere qualche pensiero a riguardo.

Sì, le uscite didattiche, le gite, chiamatele come volete, sono spesso problematiche, chi lo nega. Sono faticose, mettono alla prova, in certe situazioni sono davvero un’assunzione di responsabilità eccessiva da parte dei docenti e delle docenti che comunque partono. Su questo c’è poco da discutere e io capisco perfettamente la posizione di chi a un certo punto ha deciso di dire basta, di scegliere legittimamente di non sottoporsi all’ennesimo sforzo. Non giudico, anzi comprendo e mi interrogo e credo davvero che andrebbe fatto un discorso serio su come questa esperienza possa essere preservata nella garanzia del benessere e della tranquillità degli studenti e delle studentesse, ma anche delle docenti e dei docenti.

Al contempo, non posso non avere in mente ciò che accade in quei momenti, quando magari ci si ritrova a camminare insieme in luoghi che spesso riempiono gli occhi di bellezza, quando una scalinata al sole e un panino mangiato fianco a fianco sostituiscono i muri dell’aula, la cattedra e il banco, quando i sorrisi si moltiplicano e ci si riesce a guardare con più leggerezza, viso a viso, insomma, quando quella prossimità assoluta al vivere – che alla fine dei conti è l’essenza stessa della scuola – si fa prepotente, radiosa, rumorosa delle risate che non hanno bisogno di giustificazioni.

Io sono sempre andato in gita con le mie classi, spero di continuare ad andare e potrei dilungarmi anche sugli innumerevoli e importanti motivi educativi che a mio parere le riempiono di senso, di più, le rendono necessarie. Ma in questo piccolo spazio non posso sottacere anche una personalissima e privata motivazione, ovvero che in quel contesto, la vita che accosto ogni giorno a scuola pare mostrarmisi nel privilegio della sua luce più limpida, più pura e più bella.

8 marzo 2023