L’accoglienza dei piccoli ucraini nelle scuole italiane

Le indicazioni offerte dall’insegnamento di Maria Montessori al centro del corsoper i docenti di religione cattolica organizzato dall’Ufficio scuola del Vicariato. Gilsoul: «Accogliere e ascoltare»

Può l’insegnamento di Maria Montessori, l’educatrice e pedagogista della quale ricorrono quest’anno i 70 anni dalla scomparsa, offrire delle indicazioni anche per l’accoglienza nelle scuole e nelle classi italiane di tanti bambini ucraini rifugiati nel nostro Paese a causa della guerra? Secondo Martine Gilsoul, educatrice e formatrice per la fondazione Montessori Italia, sì, a patto che si guardi alla pedagogista famosa in tutto il mondo per il suo metodo educativo non come alla fornitrice di «una mera tecnica pedagogica» bensì attingendo all’«orientamento nuovo e al rinnovamento del pensiero a cui Montessori vuole condurci». In particolare, Gilsoul ha lavorato come maestra per i bambini primo-arrivants di una zona di educazione prioritaria di Bruxelles e con bambini rifugiati del Kosovo a Parigi e, intervenendo a un corso di formazione promosso ieri pomeriggio, 18 maggio, dall’Ufficio scuola del Vicariato per i docenti di religione cattolica della diocesi, ha ricordato «la forza e la voglia di vita di quei piccoli» e il loro «bisogno, quasi una necessità, di costruire e ricostruire con vari tipi di materiale, dopo la distruzione di cui erano stati spettatori».

Ancora l’esperta, autrice della biografia “Maria Montessori. Una vita per i bambini”, edita da Giunti, ha sottolineato l’importanza di «fare sentire accolti» e soprattutto «di ascoltare, al di là della lingua parlata, perché con i bambini c’è sempre un modo per far tirare fuori tutto, anche le cose non belle, quelle che hanno più bisogno di esternare». Gilsoul ha poi ricordato come per Montessori «con i bambini la bellezza ha sempre un potere curativo» ed ecco quindi la proposta di ascoltare con i più piccoli «tanta musica classica, che permette loro di lavorare meglio, sentendosi meglio», e anche quella di «visitare mostre e musei, puntando in alto perché, come sosteneva Montessori, al bambino noi dobbiamo dare il mondo». Più volte Gilsoul ha infatti ribadito come «i bambini pensano in grande e così come sono affamati di cibo da un punto di vista fisico, lo sono altrettanto di sapere da un punto di vista intellettivo» ma mentre «nessuno ignora la fame fisiologica dei bambini», troppo spesso «hanno tante domande importanti e noi non li ascoltiamo».

Per Gilsoul, frutto di questo approccio semplicistico nei confronti dei bambini «considerati “vuoti” e ancora incapaci di certe attività intellettuali» è la «”malattia della noia” di tanti alunni», dei quali non viene rispettata «la “fame intellettuale”» proponendo loro «contenuti troppo facili», sottovalutando dunque le loro potenzialità.

19 maggio 2022