A San Giovanni torna la Festa dei Popoli

«Una Chiesa senza frontiere» il tema della XXIV edizione promossa da Scalabriniani, Caritas e Ufficio Migrantes. La Messa con il cardinale Montenegro

«Una Chiesa senza frontiere» il tema della XXIV edizione promossa da Scalabriniani, Caritas e Ufficio Migrantes. La Messa con il cardinale Montenegro

«Un mondo che respinge, che tiene le distanze e che guarda gli altri con perplessità non è il mondo che dobbiamo costruire». È a queste parole del cardinale Francesco Montenegro, presidente della Commissione Cei per le Migrazioni e della Fondazione Migrantes, che si sono ispirati i missionari Scalabriniani, l’Ufficio per la pastorale delle migrazioni del Vicariato di Roma e la Caritas diocesana nell’organizzare la XXIV edizione della Festa dei Popoli – “Una Chiesa senza frontiere”, questo lo slogan – che si terrà domenica 17 maggio a San Giovanni in Laterano. Il porporato pronunciava questo discorso al Consiglio d’Europa a marzo e nessuno immaginava che il mese dopo, già solo in un giorno, 900 migranti morissero tragicamente nel Mediterraneo: prova che quella dei disperati che tentano la traversata a prezzo della vita è questione tanto malamente affrontata in Europa quanto ormai incancrenitasi, sebbene ci si ostini a chiamarla “emergenza”.

Da arcivescovo di Agrigento, sotto la cui giurisdizione ricade l’isola di Lampedusa, Montenegro conosce invece bene la realtà delle dinamiche migratorie e non ha dubbi sulla strada da percorrere: «Se vogliamo costruire un mondo diverso – spiega – dobbiamo anche “saper rischiare” l’accoglienza». Il riferimento è a quanti temono lo straniero “invasore”, per dirla con il vocabolario di alcuni politici che cavalcano le paure degli italiani. «In realtà prima di giudicare – avverte don Pierpaolo Felicolo, direttore dell’Ufficio Migrantes del Vicariato – occorrerebbe far spazio all’incontro che poi è l’unica via per superare i preconcetti e per scoprire i cammini comuni che si possono fare nella concretezza della vita». A quanti, in Europa, si soffermano su una lettura problematica del fenomeno, monsignor Enrico Feroci, direttore della Caritas di Roma, ricorda che la storia «insegna che l’integrazione delle comunità immigrate, nella società e nella Chiesa, è anzitutto una ricchezza, un aprire i nostri orizzonti culturali e spirituali». Si commetterebbe un errore a non saper leggere nella mobilità umana un segno dei tempi.

«Certamente è una situazione difficile – ammette padre Gabriele Beltrami, a capo della comunicazione degli Scalabriniani – ma è altrettanto vero che queste persone possono contribuire alla crescita sociale, ecclesiale ed anche economica della città. Cose che, in verità, già fanno. La speranza è che lo si riconosca».  E le ragioni che hanno portato alla nascita della Festa dei Popoli, celebrativa della pacifica convivenza, in fondo sono proprio queste. «Pur nascendo in ambito ecclesiale – chiarisce il responsabile dell’evento, lo scalabriniano padre Gaetano Saracino – l’evento non è solo “confessionale” ma evidenzia come le necessarie attenzioni alla fede e alla cultura della persona migrante possono aiutare a regolare semplicistiche assimilazioni e degenerative estremizzazioni». La festa prenderà il via alle 9 nel piazzale antistante la basilica Lateranense con l’apertura degli stand. Alle 12 il momento centrale, la Messa presieduta dal cardinale Montenegro: la liturgia sarà animata da danze e canti delle varie comunità straniere. Nel pomeriggio, spettacoli folcloristici e degustazione di piatti etnici.

14 maggio 2015