La Santa Sede firma un accordo con lo Stato di Palestina

Il portavoce vaticano padre Lombardi: «Certamente è un riconoscimento». L’obiettivo: favorire la vita e l’attività della Chiesa cattolica nel territorio

Il portavoce vaticano padre Lombardi: «Certamente è un riconoscimento». L’obiettivo: favorire la vita e l’attività della Chiesa cattolica nel territorio

Siglato ieri, mercoledì 13 maggio, l’accordo tra la Santa Sede e lo Stato di Palestina, a conclusione della plenaria della Commissione bilaterali. Rispondendo alle domande dei giornalisti, il portavoce vaticano padre Federico Lombardi ha spiegato: «Certamente è un riconoscimento». Al termine del lavoro della plenaria, ha chiarito, i risultati raggiunti sono «un’intesa sul testo e la prossima firma di un accordo globale tra le parti». A spiegarne il significato, in un’intervista a L’Osservatore Romano, è il sottosegretario vaticano per i rapporti con gli Stati monsignor Antoine Camilleri, il capo delegazione della Santa Sede che ha partecipato alla riunione. «L’intesa – ricorda Camilleri – è frutto dell’accordo base tra la Santa Sede e l’Organizzazione per la liberazione della Palestina (Olp), firmato il 15 febbraio 2000. Come tutti gli accordi che la Santa Sede firma con diversi Stati, quello attuale ha lo scopo di favorire la vita e l’attività della Chiesa cattolica e il suo riconoscimento a livello giuridico anche per un suo più efficace servizio alla società». Nel testo poi, anticipa Camilleri, «si esprime l’auspicio per una soluzione della questione palestinese e del conflitto tra israeliani e palestinesi nell’ambito della Two State Solution e delle risoluzioni della comunità internazionale, rinviando a un’intesa tra le parti».

La valenza particolare dell’accordo, per Camilleri, sta nel fatto che in esso si riconoscono «chiaramente, tra le altre cose, la personalità della Chiesa e la libertà religiosa e di coscienza». Proprio per questo «può essere seguito da altri Paesi, anche da quelli a maggioranza musulmana, e mostra che tale riconoscimento non è incompatibile con il fatto che la maggioranza della popolazione del Paese appartenga ad un’altra religione». Per il capo delegazione della Santa Sede, sarebbe positivo, sul piano politico, «che l’accordo congiunto potesse in qualche modo aiutare i palestinesi nel vedere stabilito e riconosciuto uno Stato della Palestina indipendente, sovrano e democratico che viva in pace e sicurezza con Israele e i suoi vicini, nello stesso tempo incoraggiando in qualche modo la comunità internazionale, in particolare le parti maggiormente interessate, a intraprendere un’azione più incisiva per contribuire al raggiungimento di una pace duratura e all’auspicata soluzione dei due Stati».
14 maggio 2015