Adozione, Aibi: via il Tribunale minorenni per l’idoneità

Il presidente Marco Griffini: «I decreti vincolati non rispettano la prevalenza del bene del minore, che dovrebbe sempre essere messa al primo posto»

Imprimere un nuovo passo all’iter adottivo, togliendo il passaggio dei Tribunali dei minorenni per concedere l’idoneità all’adozione internazionale. È  la proposta che arriva da Aibi-Amici dei Bambini, in una nota diffusa ieri, 11 gennaio, a partire dalle parole spese da Francesco proprio sul tema dell’adozione nella prima udienza generale del nuovo anno, il 5 gennaio. Il passaggio che coinvolge i tribunali dei minorenni, spiegano, è «una prassi che fa perdere tantissimo tempo e che nulla aggiunge all’iter e l’istituzione stessa dell’adozione. Anzi, spesso è un segno dell’anti-cultura dell’accoglienza». La strada da seguire, per Aibi, è quella già percorsa nella quasi totalità dei Paesi europei, vale a dire che «l’idoneità all’adozione sia rilasciata con provvedimento amministrativo agli stessi servizi socio-assistenziali degli enti locali. D’altra parte – spiegano -, gli stessi Tribunali, per concedere l’idoneità, incaricano i servizi competenti in materie psicosociali e, successivamente, decidono sulla base di quanto questi riportano, allungando la trafila dei controlli e, in non pochi casi, finendo per innescare prassi come quelle dei decreti vincolati che tante volte finiscono per porre dei paletti che, di fatto, rendono impossibile l’adozione stessa».

Nell’analisi del presidente Aibi Marco Grififni, «è risultato più volte evidente, per esempio, come i vincoli imposti dai Tribunali dei minorenni sull’età dei bambini adottabili dalle coppie non rispecchiassero assolutamente le esigenze che provengono dalla “domanda” di famiglia da parte dei minori in stato di adottabilità». Per Griffini, «i decreti vincolati non rispettano la prevalenza del bene del minore, che dovrebbe sempre essere messa al primo posto». Oggi, riferiscono dall’associazione, «l’Italia è, con il Belgio, l’unico Paese rimasto a richiedere il passaggio dal Tribunale dei minorenni. Tutti gli altri Paesi europei hanno da tempo sostituito l’idoneità giudiziaria con quella amministrativa, più adatta a fotografare la disponibilità e le caratteristiche della coppia candidata alla adozione». E a quanti temono che questo possa “allentare” i controlli sulle coppie, rispondono che «il problema non si pone, dal momento che, comunque, le coppie passano attraverso i servizi sociali e tutte sono chiamate ad affidarsi a un ente autorizzato. Si introduca, piuttosto, l’obbligo della formazione per le coppie proprio da parte di questi enti, in modo che i genitori adottivi che presentano domanda di disponibilità siano chiamati a frequentare, oltre a ciò che prevedono i singoli servizi sociali, anche un corso di formazione organizzato da un ente autorizzato, verificato e approvato dalla Cai».

L’invito, insomma, è a una «rivoluzione culturale» che passi «dal principio regolatore della “selezione” a quello, ben più inclusivo, ma per certi versi anche più attento e selettivo,  dell’accompagnamento». Dando un seguito alle parole di Papa Francesco.

12 gennaio 2022