Anche la Caritas di Roma in preghiera per la pace in Ucraina

In risposta all’appello del Consiglio delle Conferenze episcopali europee, l’adorazione eucaristica nella chiesa di Santa Giacinta, nella Cittadella della Carità, con il vice direttore don Paolo Salvini. Il direttore Trincia: 350 al momento gli ucraini accolti nella Capitale

Le Chiese d’Europa in ginocchio davanti all’Eucaristia, per chiedere la fine delle ostilità in Ucraina. L’appello dell’arcivescovo di Vilnius e presidente del Consiglio delle Conferenze episcopali europee (Ccee) Gintaras Grušas è stato accolto anche dalla diocesi di Roma, che a sua volta ha invitato le parrocchie della Capitale a partecipare alla giornata di preghiera per la pace, nella forma dell’adorazione eucaristica. E a questo appello ha risposto anche la Caritas diocesana, dando appuntamento nella chiesa di Santa Giacinta, all’interno della Cittadella della Carità, dove ieri pomeriggio, 14 settembre, nel giorno dell’Esaltazione della Santa Croce, volontari, operatori Caritas e alcuni rifugiati ucraini hanno partecipato al momento di preghiera guidato da don Paolo Salvini, vicedirettore della Caritas di Roma. Con loro anche il direttore Giustino Trincia.

«Da qui e da tutte le parrocchie d’Europa parte un messaggio molto concreto, quello di affidarsi allo strumento più importante che abbiamo: la preghiera – ha osservato Trincia -. Abbiamo pregato per la Pace in Ucraina e in tutto il mondo – ha affermato, al termine del momento di adorazione – perché ancora oggi molti conflitti rimangono sconosciuti. Quello che chiediamo al Signore è di illuminare le menti e i cuori, di tutti, anche e soprattutto di politici e militari». Tra i presenti anche Anna, ucraina, arrivata in Italia lo scorso marzo con i suoi due figli, Albina e Sasha, di 8 e 3 anni, originari della città di Kremenčuk, nella regione centrale di Poltava. «Siamo scappati poco dopo l’inizio della guerra – racconta – senza sapere dove andare. Arrivati in Polonia alcuni volontari ci hanno detto della possibilità di prendere un pullman e venire in Italia». Non hanno nessuno qui e anche per questo la donna non ha ancora un lavoro, «perché non potevo lasciare i miei figli completamente soli, ma ora sono un po’ più fiduciosa, ci siamo ambientati bene e oggi è stato per loro il primo giorno di scuola». La famiglia è ospite della parrocchia di Sant’Ireneo, a Centocelle: «Abbiamo ricevuto un’accoglienza fantastica e inaspettata – dichiara Anna, commuovendosi -. Tutti i parrocchiani ci hanno aiutato e c’è stato addirittura chi ci ha portato a visitare il Vaticano: un sogno che ci ha un po’ distratti dalla tristezza».

Come Anna e i suoi bambini, centinaia di ucraini hanno trovato, negli ultimi mesi, rifugio e accoglienza nella Capitale grazie alla Caritas. Oltre 350 attualmente, ha riferito il direttore, sono ospiti di varie parrocchie romane, istituti religiosi e appartamenti messi a disposizione dalla Caritas, «senza contare altre centinaia di persone ospitate autonomamente da molti fedeli e persone di buona volontà». Ma anche l’accoglienza, col passare dei mesi, è cambiata. «Oggi – ancora le parole di Trincia – alcuni rifugiati sono già tornati o stanno per fare ritorno in Ucraina, ma non manca chi invece cerca ancora aiuto mentre molte decine di persone usufruiscono dell’Emporio della Solidarietà all’interno della Cittadella».

Un luogo, la Cittadella della Carità, scelto non a caso per vivere l’adorazione eucaristica di ieri, dato che da molti anni ormai è un punto di riferimento per i bisognosi della Capitale. Molti di loro, come chi arriva dall’Ucraina, chiedono anche un supporto logistico per trovare lavoro o per far andare i bambini a scuola. Il tutto grazie a quella che lo stesso Trincia ha chiamato «la solidarietà diffusa» sul territorio, che ha permesso alle varie realtà, religiose e non, di «porre attenzione alle persone, trattate come tali e non come numeri o anonimi profughi». Roma, dunque, ha chiosato Trincia, «ha confermato la sua straordinaria natura accogliente e solidaristica».

15 settembre 2022