Appello delle organizzazioni contro “L’anagrafe respingente”

La denuncia: in molti uffici del Comune sono attuate prassi di illegittima esclusione dall’iscrizione anagrafica, che può determinare grave pregiudizio nella sfera sanitaria, sociale ed economica

«In molti degli uffici anagrafici del Comune di Roma le prassi attuate si discostano dalla normativa, anche in maniera macroscopica». È la denuncia che arriva da una serie di organizzazioni, tra cui la Caritas diocesana di Roma, il Centro Astalli e la Comunità di Sant’Egidio. «La mancata iscrizione anagrafica può determinare un grave pregiudizio nella sfera sanitaria, sociale ed economica delle persone respinte – si legge nell’appello -. Chi è escluso dai registri anagrafici è nei fatti escluso anche dal Servizio sanitario nazionale e dall’accesso al welfare ed è, per l’amministrazione comunale, invisibile. Anche alla luce della complessa emergenza sociosanitaria in corso, è indispensabile superare ogni prassi non conforme e garantire l’esercizio dei diritti».

“L’anagrafe respingente. Una fotografia di Roma in emergenza”: questo il titolo del documento, predisposto grazie al confronto e alla condivisione di saperi tra avvocati, attivisti, giuristi, operatori sociali e legali, e organizzazioni non governative. Una fotografia che riguarda il Comune nel suo complesso: le zone in cui la normativa è applicata in maniera puntuale «grazie all’impegno e alla professionalità di molti funzionari e amministratori pubblici» e quelle in cui invece la difformità tra legge e prassi è molto marcata. Molto spesso a discapito di chi, «a vario titolo, è considerato indesiderato: chi ha un’abitazione ritenuta non idonea, chi vive in condizioni abitative informali, chi è considerato indecoroso, chi è percepito come un pericolo per l’ordine pubblico oppure, semplicemente, chi è povero».

La mancata iscrizione anagrafica (e, a volte, l’iscrizione anagrafica per senza fissa dimora), spiegano i firmatari del documento, «comporta molto spesso, nei fatti e contrariamente a quanto disposto dalla legge, l’impossibilità o la difficoltà, per i cittadini stranieri, di conseguire il rilascio o il rinnovo del permesso di soggiorno». Preclude, ad esempio, nella maggior parte dei casi, l’iscrizione al Servizio sanitario nazionale e ai centri per l’impiego, il diritto alla previdenza sociale, la partecipazione ai bandi per l’assegnazione degli alloggi di edilizia popolare, il diritto all’assistenza sociale, la richiesta di patrocinio a spese dello stato, il diritto all’elettorato attivo.

«Il 2021 sarà per Roma un anno molto importante – si legge nel testo dell’appello -. Le elezioni amministrative dovranno essere l’occasione per riflettere sul modello di città da perseguire. È indispensabile che, fin da subito, ogni prassi non conforme alla normativa sia superata e che, più in generale, il funzionamento dell’anagrafe sia al centro del dibattito politico e pubblico». Nel dettaglio, le prassi descritte nel documento riguardano alcuni specifici temi. Tra questi, «la richiesta della documentazione che certifichi il titolo di godimento dell’immobile dove si risiede (come ad esempio il contratto di locazione), gli effetti diretti e indiretti dell’art. 5 del cd. Piano casa del 2014 (esclusione dalla residenza  per gli occupanti), le procedure attuate per l’iscrizione anagrafica per le persone senza fissa dimora, la condizione dei cittadini extraeuropei, la verbalizzazione della mancata registrazione dell’iscrizione anagrafica, la cancellazione dell’iscrizione anagrafica, l’iscrizione anagrafica delle persone ospitate nei centri di accoglienza. Il quadro che emerge dall’analisi di queste prassi – è l’analisi delle organizzazioni – è allarmante».

I dati evidenziano che dal 2014 al 2018 si è avuto il dimezzamento del numero delle iscrizioni per persone senza fissa dimora, passate da 37.928 a 19.639, anche a causa della delibera che nel 2017 ha modificato le procedure per l’iscrizione anagrafica delle persone senza fissa dimora. «Questo dimezzamento non sarebbe preoccupante se fosse semplicemente indicativo di una maggiore apertura degli uffici alle richieste di iscrizione anagrafica presso l’indirizzo di abitazione – si legge nel testo dell’appello – ma purtroppo tale correlazione non corrisponde alle attuali prassi, risultate spesso repulsive verso qualunque tipo di dichiarazione anagrafica».

L’anagrafe è «un potente dispositivo di filtraggio, selezione, gerarchizzazione. È un confine invisibile ma reale: divide chi è iscritto all’anagrafe da chi, alla luce della propria condizione personale o delle caratteristiche della propria dimora, è respinto. È membro a pieno titolo della comunità territoriale soltanto chi consegue l’iscrizione anagrafica». Oggi l’emergenza socio – sanitaria ed economica in corso rende «non più rinviabile l’accesso ai diritti anche per chi, alla stato attuale, ne è escluso», dichiarano le organizzazioni firmatarie dell’appello, nel quale sono descritte in 10 punti le iniziative che Roma Capitale può assumere per tutelare  le persone e promuovere i diritti.

18 dicembre 2020