Arte e cultura a Rebibbia, testimonial Erminia Manfredi
Concluso l’anno dedicato a “Educazione alla bellezza e spirito critico”. Con Unindustria e Confindustria Lazio la preparazione al lavoro per i detenuti in fase di uscita
Arte e cultura ma anche incontri, pensando al futuro dopo le sbarre. “L’Arte dentro” è il progetto che offre agli ospiti della casa di reclusione di Rebibbia l’opportunità di imparare la storia dell’arte e dell’archeologia nel corso di un anno intero, progetto che si conclude con la visita al sito artistico oggetto di studio. L’idea nasce grazie all’unione di forze tra la Direzione penitenziaria, Zetema Progetto Cultura e la direzione dei Musei archeologici e storico-artistici di Roma. Le lezioni si tengono il lunedì, nell’aula del penitenziario maschile. Durano due ore, sono rivolte a circa 40 ospiti e vedono alternarsi diversi personaggi della cultura e della didattica. L’obiettivo è offrire competenze storico-artistiche utili al futuro reinserimento nel mondo del lavoro e stimolare il senso di appartenenza alla società civile esterna al carcere. “Educazione alla bellezza e spirito critico” è stato il tema di quest’anno che ha portato i partecipanti a visitare, il 13 giugno scorso, i Mercati di Traiano.
Testimonial del progetto è Erminia Manfredi, moglie di Nino. «Molti mi chiedono perché spendo tempo con i detenuti. La verità – dice – è che con loro si sta tra gente vera. Sono educatissimi, tanto che a volte mi sembra di essere circondata da damerini del ‘700. Sono persone che hanno capito di aver sbagliato, sono autentici. Loro sono attenti in una società di disattenti, ed io sono felice di fare questo scambio». L’età dei destinatari del progetto spazia tra i 20 e i 75 anni. Quest’anno erano quasi tutti giovanissimi e si è aggiunta un’idea in più: due incontri sul mondo del lavoro tenuti da Roberto Santori, presidente della Sezione Consulenza, attività professionali e formazione di Unindustria. «Ho tenuto due lezioni sul come prepararsi al colloquio e come scrivere un curriculum vitae – spiega -. Poi, come Unindustria, abbiamo pensato di osare di più: tramite agenzie di lavoro interinale abbiamo trovato dei fondi per finanziare la formazione dei detenuti in fase di uscita. Mentre sono ancora ospiti del penitenziario, li prepariamo al mondo del lavoro. Una volta fuori, li mettiamo in collegamento con il mondo delle imprese».
Questo, prosegue Santori, «avviene anche grazie all’aiuto di Confindustria Lazio perché le aziende che assumono lavoratori di questo tipo hanno degli incentivi fiscali importanti. Quindi, da un lato aiutiamo le imprese, dall’altro questi ragazzi offrendo loro la possibilità di non ricadere negli errori del passato». Un progetto, quest’ultimo, che partirà a ottobre con il primo corso di 40 ore.
16 luglio 2018

