Asia Bibi: «Posso pregare con il rosario del Papa»

La donna cristiana da 9 anni in carcere in Pakistan con l’accusa di blasfemia commenta ad Acs la decisione di lasciarle tenere in cella l’oggetto ricevuto in dono da Francesco: «Sarà per me di grande consolazione»

«Un miracolo». Per Asia Bibi, la donna cristiana in cella da 9 anni in Pakistan con l’accusa di blasfemia e con una condanna alla pena capitale, definisce così la decisione del direttore del carcere di Multan, dove è attualmente reclusa, di lasciarle tenere in cella il rosario ricevuto in dono da Papa Francesco. Nei giorni scorsi infatti Asia ha ricevuto la visita del marito Ashiq e della figlia Eisham, di ritorno dal loro viaggio in Italia con la fondazione Aiuto alla Chiesa che soffre (Acs), durante il quale sono stati ricevuti in udienza privata dal pontefice. In quell’occasione Francesco ha donato a Eisham un rosario in più da portare a sua madre, assicurandole le proprie preghiere. La ragazza, da parte sua, gli ha portato l’abbraccio della madre, che ora riferisce ad Acs: «È la prima volta in nove anni che mi consentono di tenere in cella un oggetto religioso». E ancora: «Ricevo questo dono con devozione e gratitudine. Questo rosario sarà per me di grande consolazione, così come mi conforta sapere che il Santo Padre prega per me e pensa a me in queste difficili condizioni».

Figlia e marito hanno raccontato ad Asia anche della serata del 24 febbraio, quando, davanti a un Colosseo illuminato di rosso in memoria del sangue dei martiri cristiani, l’hanno ricordata pubblicamente, mentre analoghe manifestazioni si svolgevano ad Aleppo e a Mosul. «L’attenzione internazionale sul mio caso è fondamentale per me. È infatti per merito di questa se sono ancora viva – le parole della donna -. Grazie Acs per tutto quello che fate, non soltanto per me, ma per tutte le altre vittime della legge antiblasfemia, il cui abuso colpisce soprattutto le minoranze religiose».

15 marzo 2018