Assegno di inclusione, Russo: «Troppo pochi i beneficiari»

Il portavoce dell’Alleanza contro la povertà commenta i dati Inps: «Che ne è dei quasi 4 milioni di poveri che, pur trovandosi in povertà assoluta, non ricevono alcun supporto?»

«Da un lato c’è Istat, che ci parla di oltre 5,6 milioni di italiani in povertà assoluta. Dall’altro c’è l’Inps, che ci dice che 1,82 milioni di persone hanno accesso all’Assegno d’inclusione. La domanda è d’obbligo: che ne è di quei quasi 4 milioni di poveri che, pur trovandosi in povertà assoluta, non ricevono alcun supporto?». A domandarlo è il portavoce di Alleanza contro la povertà in Italia, che commenta i dati dell’ultimo Report dell’Osservatorio di Inps su Assegno di inclusione (Adi) e Supporto per la formazione e il lavoro (Sfl). Oltre alla limitata copertura, nel comunicato diffuso oggi, 4 febbraio, dall’Alleanza vengono messe in luce le criticità legate alla trasparenza e all’accessibilità dei dati: la diffusione tardiva delle informazioni, rilevano, ostacola il monitoraggio, rendendo più difficile valutare l’impatto e adeguare gli interventi.

«Non ci pare proprio che si possa parlare di buoni risultati – sono le parole di Russo -. Rispetto a sei mesi fa, quando Inps aveva diffuso i primi dati (giugno 2024), la situazione è mutata di poco: allora erano 1,7 milioni i beneficiari, circa 625.000 nuclei. A dicembre 2024, gli individui beneficiari sono circa 1,82 milioni, per un totale di circa 760mila nuclei. Oggi come allora, tra questi prevalgono quelli in cui siamo presenti over 60 (302mila), minori (235mila), o persone con disabilità (229mila)».

Rispetto alla precedente misura di contrasto alla povertà, il Reddito di cittadinanza, l’Osservatorio riferisce che il 60% è risultato successivamente percettore di Adi/Sfl. E specifica che il 25% dei nuclei non risulta aver presentato domanda né per Adi né per Sfl, mentre per il residuo 15% la domanda non è stata accolta. Di qui la riflessione di Russo: «Torniamo a domandarci e a domandare al governo perché 1 nucleo su 4 abbia deciso di non presentare domanda: i dati Istat ci portano a escludere che le condizioni economiche di così tanti nuclei siano migliorate al punto da aver superato il bisogno. Più verosimile è che le nuove regole abbiano reso l’accesso alle misure più complesso e limitato, escludendo un altissimo numero di persone che pure continuano a trovarsi in condizione di vulnerabilità».

Nell’analisi del portavoce, di fronte a questo scenario «appare indispensabile una maggiore trasparenza sui criteri che hanno portato al rigetto delle domande, per comprendere chi sia stato escluso e perché. Per questo, per noi – spiega – è fondamentale il ritorno a una misura universalistica, che sappia rispondere al bisogno di tutti coloro che si trovano in povertà assoluta, a prescindere da età e condizioni sanitarie. Lo abbiamo chiesto con forza in sede di discussione di Legge di bilancio, ma le nostre richieste sono state accolte solo parzialmente: possiamo aspettarci un lieve aumento della platea dei beneficiari, grazie all’innalzamento della soglia reddituale, ma continueremo a essere ben lontani dal traguardo», vale a dire dall’«assicurare un supporto a chi viva in condizione di povertà assoluta, per poter invertire la tendenza, ormai decennale, che ci fa assistere a un costante aumento della povertà nel nostro Paese».

Alleanza contro la povertà torna quindi a chiedere al governo «un confronto ragionato su questi numeri, per poter condividere analisi e proposte. L’Osservatorio sulle povertà, che è stato istituito a settembre e di cui pure facciamo parte, non è stato a oggi mai convocato – riferisce Russo -. Se vogliamo davvero combattere la povertà nel nostro Paese, servono tavoli nazionali. Il rischio è che a fronte di una situazione di emergenza si perda altro tempo che potrebbe essere investito nella definizione di un programma di contrasto alla povertà», il monito.

4 febbraio 2025