Santa Croce, «università in uscita per una Chiesa in uscita»

A pochi giorni dalla beatificazione di Álvaro del Portillo, che ne promosse la nascita, si è inaugurato il 30° anno dell’ateneo pontificio. La Messa a Sant’Apollinare e la preghiera per il sinodo

Inaugurato questa mattina, martedì 7 ottobre, dal Gran Cancelliere monsignor Javier Echevarría, vescovo Prelato dell’Opus Dei, il 30º anno accademico della Pontificia Università della Santa Croce. A pochi giorni dalla beatificazione a Madrid del vescovo Álvaro del Portillo, che 30 anni fa promosse la nascita e sostenne lo sviluppo dell’ateneo. Citando le parole di Papa Francesco, monsignor Echevarría ha sottolineato che «una Chiesa in uscita ha bisogno di una università “in uscita”, che non si rinchiuda in una specie di torre d’avorio, ma sviluppi un pensiero che nasca dalla vita e sia posto a servizio della vita». Oggi, ha continuato, «c’è bisogno di un insegnamento della teologia, della filosofia, del diritto canonico e della comunicazione istituzionale che sgorghi dalla fede, dall’unità di vita, e per questo sia capace di fecondare il cuore degli uomini del mondo di oggi».

Di qui l’invito a professori, studenti e a tutto il personale a mantenere una «apertura a tutte le scienze» e quindi «a tutta la verità», come insegnava san Josemaría Escrivá. Contando sulla «luce nuova» che la fede offre allo sguardo dell’uomo sul mondo, «che può così essere conosciuto e amato più in profondità nella sua unità e nella sua totalità». Per questo la fede «non solo non si oppone all’universalità, come alcune concezioni riduttive del suo rapporto con la ragione vorrebbero, ma piuttosto la permette e la fonda».

Dedicata al tema “Comunicazione della fede e periferie esistenziali” la lezione inaugurale, tenuta da José María La Porte, professore straordinario della Facoltà di Comunicazione Istituzionale. «Inculturare la fede, comunicarla – ha spiegato – è una missione molto profonda, non riassumibile in un colpo di tweet o nel trovare l’immagine o il colore giusto per una trasmissione audiovisiva. Queste sono manifestazioni di un processo più profondo e affascinante: ripensare la forma di capire la fede e spiegare in modo nuovo la Rivelazione di Dio, sapendo che essa va oltre lo spazio e il tempo, oltre la tecnologia di oggi e di domani». Tre gli atteggiamenti utili, in questa direzione. Il primo: recuperare quella capacità di «mediazione culturale» che «riesce ad approfondire i contenuti della rivelazione e li rende accessibili agli studenti, cerca di fare ricerca e di spingere la ragione umana a conoscere meglio i fondamenti del mondo che abbiamo di fronte a noi, procura condivisione e discussione con i colleghi». Un secondo atteggiamento consiste «nell’elaborare progressivamente, ciascuno nel proprio campo, un nuovo alfabeto intellettuale che riesca ad incorporare le scoperte di tutte le scienze umane e ad esprimere la possibilità di cerca la verità, di trovare risposte oggettive alle profonde domande dell’esistenza umana». Da ultimo, è necessario secondo La Porte «moltiplicare i registri sui quali modulare il messaggio della fede in funzione di chi lo ascolta». Passa di qui la possibilità, per le università, di diventare «il luogo dove conservare e trasmettere i valori dell’uomo di fronte ad un mondo di sabbie mobili, di tendenze dissolutive, di valori contraddittori».

Prima dell’atto accademico, la basilica di Sant’Apollinare ha ospitato la Messa votiva dello Spirito Santo, nella quale si è pregato anche per i lavori del sinodo straordinario sulla famiglia. Nel corso della mattinata poi sono state consegnate le medaglie d’argento dell’università a professori e dipendenti che vi operano da 25 anni.

7 ottobre 2014