Attacco in Congo, Delpini: Attanasio, servizio diplomatico come «forma di solidarietà»

Il messaggio di cordoglio dell’arcivescovo di Milano per l’uccisione in Congo dell’ambasciatore italiano Luca Attanasio, del carabiniere Iacovacci e del loro autista

Anche l’arcivescovo di Milano Mario Delpini ha dato voce ieri, 23 febbraio, al suo cordoglio per l’uccisione nella Repubblica Democratica del Congo dell’ambasciatore italiano Luca Attansio, del carabiniere Vittorio Iacovacci e del loro autista congolese Mustapha Milambo. «È stato ucciso un uomo buono, un diplomatico competente, un giovane intraprendente e, insieme con lui, sono stati uccisi un carabiniere e il loro autista: sono vittime di una violenza incontrollabile e devastante», scrive il presule, che ricorda la visita ricevuta da Attanasio a Milano, il 7 luglio 2019, «mente mi preparavo a fare visita ai nostri missionari in Kinshasa, perché non sarebbe stato possibile incontrarci in Congo».

Attansio, riferisce Delpini, «ricordava il suo passato in oratorio, la sua educazione nella comunità cristiana, le radici della sua scelta professionale in una considerazione della fraternità universale che nella sua stessa famiglia si è realizzata. Quando sono stato a Kinshasa – prosegue -, a proposito dell’ambasciatore Attanasio ho raccolto parole di stima, di gratitudine, di apprezzamento per il suo modo di vivere la missione, per la moglie e il suo impegno per opere di solidarietà, per il personale dell’ambasciata che rappresenta il governo italiano in Congo». L’arcivescovo ricorda quindi la sua visita all’ambasciata e l’incontro con i carabinieri che vi prestavano servizio, «presumo quindi anche il carabiniere Iacovacci. Anche per questo – aggiunge – è più profondo e personale il dolore per la morte di persone dedicate al loro dovere, che hanno interpretato il servizio diplomatico come una forma di solidarietà tra i popoli, hanno mostrato la disponibilità a farsi carico della povertà desolante di un Paese ricco di risorse, la rabbia incontenibile di una popolazione troppo tribolata».

Nella visita a Kinshasa, aggiunge infine il presule, «i nostri missionari mi hanno descritto una situazione così difficile, confusa e percorsa dalla violenza spietata che insinuava in ogni cosa inquietudine, in ogni iniziativa un senso di precarietà, in ogni evento un pericolo. L’evento tragico che commuove il nostro Paese – conclude – scuote l’indifferenza che talora ci paralizza, invita alla preghiera che ci apre orizzonti, costringe a pensare e a sentire la responsabilità di mettere mano all’impresa di aggiustare il mondo».

24 febbraio 2021